Nell’angolo più a Nord-Ovest dell’Alabama, dove lo “Stato delle Camelie” confina col Tennessee e il Mississippi, esiste una piccola area metropolitana dal nome Florence-Muscle Shoals che comprende, oltre alle due cittadine che danno il nome all’area, Tuscumbia e Sheffield racchiuse tra i confini delle Contee di Lauderdale e Colbert. In questo piccolo spazio sono sorti 2 tra i principali studi di registrazione che gli USA abbiano mai avuto: i Fame Studios e i Muscle Shoals Sound Studio, che hanno contribuito a fare un bel pezzo della storia della musica statunitense, regalandoci preziosissime gemme. Recentemente è uscito anche un bel film-documentario (Muscle Shoals – Dove Nascono le Leggende, 2013) che ci racconta le gesta avvenute in questa terra desolata, tra bayou, zanzare, brutti ceffi incappucciati ma – anche – grandi musicisti. Tra questi il songwriter e chitarrista Boz Scaggs, nato nel 1944 a Canton in Ohio, ma trasferitosi da giovanissimo prima in Oklahoma e, successivamente, in Texas dove conosce Steve Miller e col quale lega formando una prima band scolastica (Marksmen, dal nome della scuola, appunto). Dopo una parentesi di 2 anni in Europa William Royce (il vero nome di Boz) rientra negli States e a San Francisco, in piena era psichedelica, si riunisce a Steve Miller nella sua band, col quale incide i primi due album, “Children Of The Future” e il seguente “Sailor”. Sul finire di quell’anno (1968) riesce ad ottenere un contratto con la label Atlantic Records e si trasferisce in Alabama per registrare con gli allora famosissimi Muscle Shoals Rhythm Section, band stellare capace di spaziare con classe e gusto nel soul, R&B, Rock’n’Roll e country e che comprendeva il batterista Roger Hawkins, il bassista David Hood, il tastierista Barry Beckett, Jimmy Johnson e la sua chitarra ai quali si aggiunsero Eddie Hinton, Al Lester, una sezione fiati e un coro femminile. Ma la cosa più importante è che a quella già notevole band si aggregò la “star” del momento in quelle terre paludose del Sud: Duane Allman, che con la sua chitarra regalava magie assolute. “Boz Scaggs” – questo è il titolo dell’album (1969, Atlantic – SD 8239) è un piccolo gioiello dove si respira tutto il Sud di quegli anni fatto di soul con le iniziali “I’m Easy”, “I’ll Be Long Gone” e “Another Day”, mentre “Now You’re Gone” è decisamente country oriented con tanto di pedal steel guitar. Con la magnifica e sognante “Finding Here” fa la sua comparsa il biondo chitarrista di Macon e il disco, fino ad ora buono, alza il livello qualitativo. Duane Allman in quegli anni aveva contribuito a rendere grandi dischi di tantissime importanti star, da Aretha Franklin, Wilson Pickett, King Curtis, Otis Rush fino ad arrivare ad Eric Clapton al quale trasformerà radicalmente quello che sarà il suo disco più bello di sempre (“Layla”). Conclude il lato A una intensa “Look What I Got”, ma è quando si gira il vinile e la puntina tocca le prime tracce di “Waiting For A Train”, celebre brano di Jimmie Rodgers, che il gioco si fa interessante. La slide di Allman regala emozioni e la bella voce di Scaggs fa il resto e ci prepara al capolavoro del disco, i 12,48 minuti di “Loan Me A Dime” – dal repertorio di Fenton Robinson – che si apre col delicato Hammond B3 di Beckett che invita una prima chitarra a delineare la melodia, mentre Boz canta blues più che mai. Poi entra la Gibson di Allman, col suo tocco inconfondibile, e il paradiso invade la stanza. Un solo di poche note, inizialmente gentili, che sul proseguire della canzone aumenteranno di tensione rendendo questa canzone indimenticabile. Tutti e 4 i brani sono racchiusi nel bellissimo cofanetto retrospettivo dedicato al leader della Allman Brothers BandSky Dog – The Duane Allman Retospective” del 2013. Boz Scaggs si chiude con una delicata “Sweet Release” che ci consegna un “signor disco” che la Atlantic ha re-mixato presso il Sound City di Los Angeles nel 1977 e rimesso in commercio col numero di serie SD 19166.

[Antonio Boschi]

 

Boz Scaggs – Boz Scaggs (1969)
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