Country Gazette "Live" | foto Antonio Boschi, WIT Grafica e Comunicazione

Il celebre violinista e mandolinista Byron Berline – recentemente protagonista delle cronache per l’immenso incendio che ha letteralmente distrutto il suo celebre Double Stop Fiddle Shop in quel di Guthrie, Oklahoma nel quale se ne sono andati in fumo celebri esemplari di strumenti di rara bellezza – è da considerarsi una delle pietre miliari della musica popolare statunitense. Difficile poterlo etichettare, poiché il suo archetto ha strisciato sulle corde di centinaia di canzoni di artisti importantissimi sia in chiave prettamente tradizionale quanto nel rock. Forse non ce ne rendiamo conto in quanti dischi abbiamo avuto l’opportunità di notare le grandissime doti tecniche di questo gentile “omone” nato a Caldwell, nel Kansas nel giugno del 1944 e che si è avvicinato al violino all’età di soli 5 anni. Una carriera più che brillante la sua, iniziata a soli 21 anni prestando il suo violino alle tracce dell’album “Pickin’ And Fiddlin’”, terzo in carriera per i Dillards per, poi, approdare nei celebri Bluegrass Boys di Bill Monroe nel 1967 in sostituzione di Richard Greene. Dopo due anni trascorsi nell’esercito si unisce al celebre duo di country-rock Dillard & Clark col quale incide “Through The Morning, Through The Night trasferendosi, nel frattempo, nel Sud della California diventando un membro dei Flying Burrito Brothers e partecipando alla realizzazione di quel capolavoro che è “Manassas” di Stephen Stills. Si arriva così al 1972 quando Berline, assieme al contrabbassista Roger Bush formerà i Country Gazette, progetto al quale parteciperanno da subito, il banjoista Alan Munde e il chitarrista Kenny Wertz Nasceva, così, una nuova ed interessantissima formazione bluegrass, sull’onda del successo del momento grazie al potente lascito dei vecchi padri del genere ma, soprattutto, delle nuove leve come i Kentucky Colonels di Clarence White (dal quale arrivava Bush), gli stessi Dillards, i Country Gentleman e i Seldom Scene, tra i principali attori della scena folk statunitense. Dopo tre ottimi album in studio nel 1975 uscì questo live, sempre sotto la produzione di Jim Dickinson, e registrato nel Novembre del 1974 presso il celebre McCabe’s di Santa Monica, in California. Nel retro del celebre Guitar Shop – sito al 3101 di Pico Blvd. – il quartetto, che nel frattempo aveva visto l’avvicendamento alla chitarra tra Waitz e Roland White veniva raggiunto dal dobroista Skip Conover e regalava al pubblico accorso una prestazione di altissimo livello, come ben testimoniato da questo ottimo “Live” (Transatlantic 30111104) che inizia con una vigorosa interpretazione del classico “Black Mountain Rag” brano strumentale apripista e con Berline in grande risalto col suo violino. Segue la meravigliosa “Roses For A Sunday Morning” che vede Munde alla voce principale e Berline al mandolino, in questa cover del brano di John Hadley. Mentre Byron riprende il suo violino Conover sale sul palco per arricchire la versione di “Blue, Blue Day” di Don Gibson cantata presumibilmente da White con Bush e Munde ai cori. “To Prove My Love To You” di Leroy Mack è un’altra ottima versione col banjo di Munde in bella evidenza, così come la seguente “Lonesome Road”, traditional strumentale che va ai cento all’ora verso il brano di Alton Delmore “Will You Be Lonesome Too”, uno dei cavalli di battaglia dei pionieri della country music Delmore Brothers. Chiude il lato A “Only Way Home”, ancora di John Hadley. La side B si apre col celebre traditional “Sally Goodin” ri-arrangiato da Berline, protagonista assoluto col suo violino assieme al banjo di Munde, mentre White, con la chitarra, crea sotto dei fraseggi alla chitarra molto ispirati dalla tecnica sopraffina del fratello Clarence. “My Baby’s Gone” è una country song di Hazel Houser resa celebre dai Louvin Brothers nel loro omonimo album del 1960 e, anche, da George Jones parecchi anni dopo. Arriva dal repertorio del songwriter texano Mark James “Sunday Sunrise”, piacevole e briosa che ci accompagna alla seguente “Laughing Guitar”, brano strumentale di Jimmy Bryant e Scott Turner con White in bella evidenza, come sottolineato dagli applausi finali. Ancora una country song, questa volta di Delaney Bramlett ed ecco “Never Ending Love” girare sul piatto mentre la puntina arriva agli ultimi intensi giri con “Holland Holiday”, un veloce strumentale a firma Munde che dopo 1:28 minuti lascia il posto alla conclusiva “Down In The Blue Grass” del fiddler texano Benjamin Franklin “Tex” Logan Jr. che saluta tutti tra gli applausi generali, più che meritati. “Live” è un album ingiustamente sottovalutato, forse per la mancanza di un chitarrista di nome, ma merita assoluta attenzione per tutti gli amanti di country music.

[Antonio Boschi]


Country Gazette – Live (1975)

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