Per capire la grandezza e l’importanza di Charlie Poole (1892-1931) basterebbe dire che Bob Dylan lo citò nel suo discorso di accettazione del premio Nobel per la letteratura. Ma, ovviamente, è quanto ci ha lasciato attraverso le sue registrazioni nelle 57 matrici – quasi tutte per la Columbia in un breve periodo compreso tra il 1925 e il 1930 – e la grande influenza che il cantante e banjoista di Franklinville, nel North Carolina, ebbe sulle generazioni successive che determinano l’importanza di questo grande artista, che possiamo considerare tra i più vitali e popolari interpreti degli anni Venti. Vero band leader, molti dei suoi brani registrati assieme alla string band North Carolina Ramblers sono diventati dei veri standard dell’Old-Time Music, tanto da poterlo considerare uno dei primi professionisti del genere. Oggi, a quasi novant’anni dalla sua scomparsa la Rounder Records pubblica un nuovo album totalmente dedicato alla musica di Charlie Poole e lo fa nel migliore dei modi con David Davis & The Warrior River Band, nome forse sconosciuto ai più ma che nell’ambiente del bluegrass è parecchio noto. Lo zio paterno, Cleo Davis (1919-1986) fu un membro originale dei celebri Blue Grass Boy, la band che accompagnava il mitico Bill Monroe (1911-1996), dai più considerato l’inventore del bluegrass. Indubbiamente l’influenza del grande mandolinista di Rosine (Kentucky) ebbe una non ridotta importanza nella famiglia Davis dove anche il padre Leddell Davis era un egregio musicista e cantante, cosicché il giovane David – nato il 16 gennaio 1961 a Cullman, in Alabama – si può dire sia vissuto cullato dalla musica. Cresciuto accanto alla famiglia materna, dove il nonno J.H. Bailey era un ministro del culto battista, nonché suonatore di violino e banjo clawhammer in puro stile old-time, l’infanzia di questo ragazzo fu prettamente influenzata dagli ascolti dei dischi dei fratelli Monroe, dei Blue Sky Boys, Cowboy Copas, Ernest Tubb e Roy Acuff oltre, ovviamente, alla Carter Family e Jimmie Rogers. A dodici anni ebbe la fortuna di assistere al suo primo concerto di Bill Monroe rimanendo folgorato da quella esperienza e decidendo, seduta stante, che sarebbe diventato un musicista, e così – fortunatamente – fu. Ben presto il suo repertorio era pronto per le prime esibizioni influenzate, se non addirittura una perfetta copia, di quelle di Monroe e la sua band tanto da venir notato da Ken Irwin della Rounder che propose a Davis un contratto e, successivamente, fu uno degli artefici della svolta del suo suono, consigliandolo a lavorare sulla propria identità musicale, cosa che avvenne prontamente consacrandolo come uno dei principali artefici del nuovo corso della musica popolare statunitense. Nel 1988 si unì ai Warrior River Boys coi quali incise il primo album “Passin’ Thru”, uscito per la Rutabaga, fino ad arrivare a questo “Didn’t He Ramble: Songs Of Charlie Poole” dove il quintetto fa un passo indietro di una generazione recuperando quei suoni che influenzarono anche Bill Monroe. Si trattò, quindi, di immergersi nel repertorio di Charlie Poole ed estrapolare 14 brani della tradizione popolare, blues, old-time e Tin Pan Alley che lo stesso banjoista aveva reso personali. Un album dove le canzoni riprendono a vivere – grazie all’ottimo lavoro di Gary Gordon che dalla sua cabina di regia degli Inside Out Studio di Sparla, Illinois – quasi si sentisse la necessità di regalar loro l’immortalità. I 5 componenti si alternano senza mai volersi surclassare regalando, anzi, un suono coeso e rispettoso, come dev’essere un omaggio ad un grande della musica. Oltre al mandolino del leader troviamo il banjo di Robert Montgomery che si alterna tra le 5 corde del suo Gibson alle sei della sua chitarra (suo il bel solo in “Old And Only In The Way”), altrimenti è Stan Wilemon che ci delizia con la sua Martin D28. Al violino troviamo Billy Hurt, mentre il contrabbasso è sorretto dal corpulento Marty Hays. Davis, Hurt e Montgomery sono anche le tre bellissime voci che spesso si intrecciano regalando, ancor più, pathos alle 14 tracce, un passo indietro nel tempo ma con la capacità di rendere quei celebri 78 giri attuali e pronti per un nuovo pubblico perché, come si legge nelle note di copertina (tra l’altro molto ben fatte e piene di interessanti informazioni), “Il futuro è nelle radici; tornando indietro nel tempo andiamo avanti, facendo crescere quelle radici in una pozione magica di ingredienti vecchi e nuovi”.

[Antonio Boschi]


David Davis & The Warrior River Boys – Didn’t He Ramble: Songs Of Charlie Poole (2018)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *