Chi ha avuto la fortuna di organizzare degli eventi, o solo la possibilità di poter essere al di qua di quella reale o immaginaria transenna che divide gli artisti dal pubblico, potrà aver assistito a quella sorta di miracolo che a volte viene a crearsi quando i musicisti – perfettamente rilassati (ricordiamoci che sono esseri umani con le loro paure e incertezze) – iniziano ad andare a ruota libera creando quella sorta di magica atmosfera che rende canzoni, anche solamente appena abbozzate, dei veri gioielli. Questo solitamente avviene nei backstage, durante i soundcheck, dopo i concerti o nelle stanze degli hotel o motel. È proprio l’atmosfera delle stanze dei motel che Delaney & Bonnie hanno voluto ricostruire e rivivere in quello che forse è il loro miglior album, anche se non il più famoso. Partirei con una considerazione non sottovalutabile e, cioè, che la coppia formata da Delaney Bramlett (1939-2008) di Pontotoc County, nel Nord del Mississippi e Bonnie Bramlett (nata O’Farrell, classe 1944) da Alton, Illinois godono di una fama non tutta attribuibile alle loro doti, comunque più che apprezzabili ma, soprattutto, alla schiera di amici dei quali sono stati capaci di circondarsi nei primissimi anni ’70 dopo quella fortunatissima tournée inglese alla quale parteciparono come supporto in apertura per i Blind Faith nel 1969. Poco dopo il supergruppo si scioglie come neve al sole e Eric Clapton si innamora di quella band che aveva al suo interno, oltre ai due giovani sposi, performer di gran razza come il batterista Jim Gordon, il bassista Carl Radle (1942-1980), oltre ai fiati di Jim Price e Bobby Keys (1943-2014) e la bella vocalist Rita Coolidge. Nasce un tour che troviamo nel famosissimo album “On Tour With Eric Clapton” che vedeva la presenza di altri illustri ospiti/amici come Dave Mason, Bobby Whilock e George Harrison (1943-2001). Successivamente Leon Russell (1942-2016) assoldò gran parte di questi artisti per accompagnare Joe Cocker (1944-2014) nel suo primo tour oltreoceano e che troveremo nel bellissimo “Mad Dog And Englishman”. Intanto il duo tornava in studio per registrare la loro quarta opera sotto la produzione di Tom Dowd e Jerry Wexler intitolata “To Bonnie From Delaney” e che vedeva una schiera infinita di ospiti da far rabbrividire chiunque. L’album ottenne un discreto successo con quel sound intriso di tutta l’umidità delle paludi del Sud mescolato col soul e il gospel di quelle terre, umori che si avvertiranno ancora di più in questo “Motel Shot” (1971, Atco/Atlantic SD 33-358), nato nelle stanze dei motel durante gli spostamenti della band impegnata in tour. Anche qui la schiera degli ospiti è infinita a partire dal piano e voce di Leon Russell, dalla batteria di Jim Keltner, ancora Mason e poi Duane Allman (1946-1971) come nel precedente, John Hartford (1937-2001), Clarence White (1944-1973), Gram Parson (1946-1973) e Joe Cocker che presta il suo vocione graffiante nell’iniziale “Where The Soul Never Dies” e in “Talkin’ About Jesus”. Una prima facciata prettamente blues e gospel con “Will The Circle Be Unbroken” che mette in risalto la bella voce della bionda ex Ikettes nel celebre brano di A.P. Carter. Si prosegue col traditional “Rock Of Ages”, molto rilassato e la ballata “Long Road Ahead” cantata da Delaney. “Faded Love” – del re del country swing Bob Wills – è toccante con quel piano da barrelhouse di fine ottocento sotto le dita del geniale Russell. Chiude la facciata “Talkin’ About Jesus” con Cocker sugli scudi. Il lato B si apre con un omaggio a Robert Johnson e la sua “Come On In My Kitchen” e qui sale immediatamente in cattedra Duane Allman che con la slide ha ben pochi rivali. “Don’t Deceive Me (Please Don’t Go)” vede ancora Bonnie in prima linea con la sua bella voce, seguita da “Never Ending Song Of Love” leggermente debole rispetto al resto, nonostante sia uno dei cavalli di battaglia della band, canzone d’amore scritta da Delaney per Bonnie. Ma il disco si riprende immediatamente con la sognante “Sing My Way Home” con ancora Allman a regalare note “alte” con la sua slide e che si ripeterà nel capolavoro “Goin’ Down The Road Feelin’ Bad” che vede un po’ tutti impegnati in questo traditional senza tempo. Chiude l’album “Lonesome And A Long Way From Home”, bella e toccante composizione della coppia in collaborazione con Leon Russell. Si chiude qui questo grande classico per questo duo che si scioglierà sia artisticamente che come coppia l’anno seguente ma che è stato in grado di regalarci buone vibrazioni coi loro lavori e amici. L’album è stato recentemente ristampato in una interessante versione “extended” dalla Real Gone Music e merita un pensierino. Per chi non avesse l’originale può andare sul sicuro.

[Antonio Boschi]


Delaney & Bonnie – Motel Shot (1971)

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