Nella Contea di San Miguel, sul limitare Est del Colorado e ad una altitudine di oltre 2.600 m.s.l.m., esiste la bellissima cittadina di Telluride, noto centro turistico e culturale delle Southern Rocky Mountain. In questa località sciistica si tengono, durante l’estate, alcuni importantissimi festival a livello mondiale come il Telluride Film Festival, il Blues And Brews Festival e il Bluegrass Festival, nato nel 1974 e capace di radunare ogni anno decine di migliaia di appassionati di quella musica, tipicamente americana, e nata sugli Appalachi, altra imponente catena montuosa che corre quasi parallela alla costa orientale degli States dal golfo del fiume San Lorenzo fino alla Georgia. Le assi del palco del celebre festival sono state calcate dalle più importanti stelle della musica country e bluegrass, ma non solo, e si è anche formata una house band stellare composta dal mandolinista Sam Bush, dal dobroista Jerry Douglas, dal banjoista Béla Fleck, dal violinista Stuart Duncan con il chitarrista Brian Sutton e il contrabbassista Edgar Meyer, e solo per questi nomi il festival può considerarsi un successo assicurato. Nel 1979, al sesto anno del festival, nelle giornate del 22-24 giugno la band del banjoista Doug Dillards (1937-2012) ebbe l’occasione di esibirsi sul celebre palco e alcune tracce di quelle giornate sono raccolte in questo bell’album (purtroppo solo singolo) “Jackrabbit!” (1980 – Flying Fish, FF 208) dal titolo di una delle celebri composizioni del violinista Byron Berline che presta la sua arte in abbinamento alla band del banjoista di Salem, Missouri. Doug Dillards era, assieme al fratello Rodney, il leader della band The Dillards che, partendo dal bluesgrass, aveva trasformato il proprio suono elettrificandolo ed influenzando il nascente country-rock. Ma i Dillards erano principalmente una gran bluesgrass band e i loro album “Back Porch Bluegrass” del 1963 e il seguente “Live… Almost!!!” sono ancora oggi pietre miliari del genere. Nel 1968 Doug lascia la band (sostituito da Herb Pedersen) ed intraprende progetti solistici o in coppia con Gene Clark (1944-1991). Il concerto al Telluride Festival rimane, comunque, una bellissima testimonianza dell’amore di Doug per il genere e lo vede sul palco accompagnato da un gruppo di ottimi esecutori capaci di affiancare l’ottimo banjoista e cantante. Oltre al violino di Berline troviamo il dobro del californiano Skip Conover e, sempre dal celebre Stato della West Coast, arriva il bassista Bill Bryson. Il chitarrista ritmico e violinista Ray Park proviene dall’Arkansas, mentre il ruolo di chitarra solista è affidato al bravo Billy Constable dal Noth Carolina. A questi si aggiunge, come special guest il celebre Sam Bush ad arricchire il suono col suo incantevole mandolino. Il pubblico, molto partecipe, accompagna la band in questa cavalcata che si apre con lo strumentale “Hamilton Country Breakdown”, dove tutti i componenti si presentano in velocissime esecuzioni personali. Tocca al classico “Salty Dog Blues”, uno dei brani più belli dell’album, mettere in mostra le belle voci di Dillard e di quasi tutti i componenti, in questa centenaria canzone. Anche la versione di “Teardrops In My Eyes” è di gran spessore mentre la seguente “Ocean Of Diamonds” arriva da una session registrata nella natia Salem durante l’Homecoming And Reunion del 7-8 agosto dello stesso anno. Non ci formalizziamo e ci godiamo questa bella esecuzione che vede, per la cronaca, Peter Breindenbach al dobro. Con “Byron’s Barn”, a chiudere il lato A del disco, si ritorna in alta quota e gli spettatori di Telluride possono assistere ad una grande interpretazione di Byron Berline di uno dei suoi celebri brani che, assieme alla title track possiamo trovare sul bellissimo “Outrageous” sempre dello stesso anno e sempre edito dalla Flying Fish (FF 227). Si cambia facciata ma non certamente l’intensità e con il classico “Rolling In My Sweet Baby’s Arms” la band ci consegna un piccolo gioiellino. Si prosegue con “I’ll Just Stay Around” dal repertorio di Flatt & Scruggs. Lo strumentale “Jackrabbit” è una tipica bluegrass song perfetta per Dillard e Berlyne, mentre dal repertorio di Jim Scott ci arriva la seguente “Last Old Shovel” che corre come un treno in corsa. Chiude l’album l’unico brano a firma Dillard che sancisce, ce ne fosse bisogno, la bravura di questi musicisti. Un album per appassionati, certamente non il migliore se ci si vuole avvicinare al genere rimane, comunque, un gran bell’episodio di musica americana.

[Antonio Boschi]


Doug Dillards – Jackrabbit! (1980)

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