Nell’ormai lontano 1990 arrivava nei nostri negozi di dischi preferiti (ennesimo capitolo dell’operazione nostalgia, lo so, non riesco a dimenticare certe cose) un disco – anzi un CD – dalla copertina colorata a nome di uno sconosciuto Doug Legacy e i suoi Zydeco Party Band. Incuriosiva quel nome e, allora, tutti a guardare le note interne. Porca paletta, il disco è prodotto da Jim Keltner, uno dei migliori batteristi in circolazione, e ci suona pure. Ma mica è l’unico, ci sono anche la cantante Syd Straw e, udite, udite David Lindley e Ry Cooder. Si compra a scatola chiusa (quando c’è Cooder lo faccio) e via, a casa. Il tempo di accendere l’impianto e “King Cake” parte e ti lascia a bocca aperta. Ritmo puro New Orleans, grande voce e Cooder con una slide da brividi. Si preannuncia un gran disco questo “King Cake Party” (1990, Demon – 206). Il fisarmonicista, nonché pianista Legacy ha una gran voce e parecchio carattere, come dimostra anche nelle bellissime e seguenti “Zydeco Shoes” di Rokin’ Sidney, col bel violino nelle mani di Lisa Haley, o nella cover blues di Taj MahalCakewalk Into Town” dove risulta in evidenza il basso e la tuba di Freebo, co-produttore assieme a Keltner dell’album, e la slide guitar di Mark Shark. “Cryme Don’t Pay” sembra uscita da quel capolavoro che è “Kiko” dei Los Lobos con l’aggiunta che qui c’è uno stellare Cooder che ci mette tutti al tappeto con un solo di slide guitar veramente travolgente. Peccato solo che la sua presenza sia limitata a soli due brani, ma già questo vale per tutto l’album. “Evil” è il famosissimo blues di Howlin’ Wolf, in una bella versione con fisa e slide guitar tutto ritmo e anima. La solare “He Hates His Threads” si fa amare da subito anche grazie all’intervento di Lindley, che non è l’ultimo arrivato. “Sweet Cajun Baby” è puro sound della Louisiana, tra country e blues con ritmi caraibici a colorare il tutto. Dal bayou ci arriva pure “Closin’ Time” (c’è ancora Lindley al bouzouki), mentre “Cakewalk” ci porta allegramente verso la bellissima ballata, in stile quasi Tex-Mex, “Smoky Places” che gira alla perfezione coi suoi toni altamente suggestivi tanto da posizionarsi tra le migliori canzoni di tutto l’album. Chiudono la pianistica “No Self Control”, che risente delle influenze di Randy Newman, e “Ya Ya”, la celebre canzone di Lee Dorsey, quasi un emblema per questo genere musicale non ancora ben conosciuto in Italia, ma che non può non piacere. Se dopo aver ascoltato questo buon disco di Doug Legacy non vi viene una irrefrenabile voglia di partire per New Orleans e la Louisiana io un giretto dal dottore ce lo farei. Consiglio d’amico.


 

Doug Legacy & The Zydeco Party Band – King Cake Party (1990)

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