Oggi è la giornata della memoria. Una giornata molto particolare. Una di quelle dove dovrebbe essere obbligatorio fermarsi un minuto in più – ne basta uno solo – per pensare. Pensare a cosa è successo e che non dovrebbe mai più accadere. Un minuto di assoluto raccoglimento anche quando dentro di sé si hanno certezza e consapevolezza. E io me ne sono presi 74 di minuti, da solo nella mia stanza, come mi piace quando voglio ascoltare musica e pensare. Ero indeciso su cosa mettere nel piatto o nel lettore CD, subito avevo pensato a qualcosa della Tzadik, tipo Wolf Krakowski oppure uno dei tanti capolavori di John Zorn, co-fondatore di questa etichetta che ama esibire come simbolo la stella di David (sarebbe stato perfetto Kristallnacht). Poi ho pensato che non aveva senso, troppo banale. Che avevo bisogno di ascoltare qualcosa che mi desse assoluta tranquillità, che mi regalasse delle sensazioni di bontà e di rispetto. Allora immediatamente la scelta è andata su un capolavoro che si distacca da quelli che sono gli ascolti abituali, ma un disco al quale sono molto affezionato. Il titolo prende il nome da una sorta di preghiera: Jesus Blood Never Failed Me Yet ed è ad opera del compositore minimalista inglese Gavin Bryars. La sua genesi è bellissima poiché Bryars nei primissimi anni ’70 era in giro per Londra con un registratore in cerca di suoni per un programma della BBC quando, nei pressi della Waterloo Station s’imbatté in un barbone che stava canticchiando una litania dal testo che ripeteva continuamente questa frase: “Jesus blood never failed me yet, there’s one thing I know, cause he loves me so”. Una volta a casa l’artista ascoltò ripetutamente quel nastro, reo di affascinarlo sempre più. Tempo dopo capì che quel cantato poteva venire unito a nastro, messo in loop, costruendoci sopra una melodia. Un lavoro da fare con calma, quella calma che trasmetteva la voce di quel vecchio. Pian piano una dolce melodia formata da archi e cori iniziò a sorreggere il canto, aggiungendo ad ogni ripetizione un piccolo particolare per arrivare a formare una pièce musicale affascinante. Talmente affascinante che quando la sentì Tom Waits (amico di Bryars) volle intervenire ed, infatti, nei 25 minuti finali il tipico vocione fumoso del californiano si inserisce sulla delicata esibizione del povero barbone e sulla rilassante, ma allo stesso tempo emozionante musica costruita dall’orchestra. Eppure anche se sgraziata la voce di Waits è capace di dare ancora più tranquillità al brano che in questo rispettoso crescendo ti porta in paradiso. Il disco usci nel 1993 e, purtroppo, il barbone non ebbe la possibilità di sentire cosa ne era stato fatto della sua performance che rimane, così disse Bryars, “una eloquente se pur minima testimonianza del suo spirito e del suo ottimismo”.


 

Gavin Bryars – Jesus Blood Never Failed Me Yet (1993)

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