È passata pressoché inosservata in Italia l’uscita discografica di questo album Geo. Hamilton V e i suoi The Nashvegas Nomads eppure è un disco che per nulla stonerebbe nelle collezioni dei tanti appassionati di American Music. “Gost Town” vide la luce nell’ormai lontano 1995 per il mercato australiano e l’anno successivo per quello europeo grazie all’etichetta francese DixieFrog (DFGCD 8540) e ci ha permesso di conoscere questo artista, figlio del ben più noto George Hanilton IV (1937-2014) che dalla natia Winston-Salem nel North Carolina si è trasferito a Nashville, Tennessee per incontrare il successo, ed è proprio nella capitale della Country Music che nasce, nel novembre del 1960 George V (che ha sua volta avrà un figlio che chiamerà Christopher George VI). È inutile dire che l’influenza paterna è stata massiccia ma il giovane rampollo ha una sua identità e, anzi, non è certo uno di quegli artisti costruiti, cotti e mangiati, che lo star-business nashvilliano produce continuamente, ma cerca di opporsi e lottare contro le regole nemmeno troppo nascoste della Music City, grazie al proprio carattere ribelle. Ovviamente questo preclude la grande carriera, ma lo mette di diritto in quella sezione di quella “Other Side Of Nashville” dove coi suoi NashVegas Nomads (e il nome è tutto un programma) fa la sua porca figura. Un suono caratterizzato da una base di country sporcata con rock’n’roll, rockabilly, honky tonk e blues con influenze – a volte anche forti – di Billy Joe Shaver, ma anche Willie Nelson e Waylon Jennings, che risulta essere intelligente e ancora attuale (cosa non da sottovalutare) con racconti di vita reale, dura, schietta, fatta di perdenti, gente comune e spesso troppo sola. Storie tipicamente americane e dal suono assolutamente americano grazie ad una gran bella band che vede una sezione ritmica sempre ben presente composta da Tom Comet al basso e cori, mentre Craig Wright percuote i tamburi. Davanti, in un immaginario palco, possiamo trovare al fianco del band leader e la sua chitarra, armonica e voce gli altri chitarristi Tim Good che si cimenta anche al dobro e mandolino, e Keit Taylor. In alcuni bran i troviamo anche Argyle Bell, Richard Bennett e Robin Wiley a contribuire a rendere belle queste 12 tracce che compongono “Ghost Town”. Partendo dalla molto convincente e coinvolgente “Midnight At A Redlight” il disco ci propone un intrigante excursus nella musica americana “nascosta”, con grande equilibrio e senza risultare mai stucchevole e scontata. “Roll With The Punches” è una gran ballata così come la seguente “Blue Eyes, Blue Skies”, acustica e delicata. Il rockabilly fa la sua bella figura in “The One And Only Mr. Lonely” mentre “Little Red Robin”, una delle mie preferite, è la tipica ballata che chiunque vorrebbe aver composto. Solo questa vale l’acquisto del disco. Tocca alla title track, delicata e con una bella slide in sottofondo, tenere alto il livello. Una canzone che potrebbe benissimo essere compresa nel bellissimo “Hollywood Town Hall” dei Jayhawks. “You And Yesterday” risente delle influenze dei Los Lobos che in quegli anni dettavano legge, quindi altro colpo ben assestato da George V. “This Heart Of Mine” è un buon country-rock, molto meglio – però – il blues “Pardon Me”, acustico e asciutto come piace a me. Tocca a “Down In Flames” palpare i nostri cuori innamorati, bella canzone con bei cori e un suono perfettamente bilanciato senza che nessuno voglia imporsi sugli altri. Dopo “Take My Advice” – il genere non mi ha mai preso più di tanto – torniamo ad atmosfere cantautoriali con “Forger About Me” che chiude questo bell’album. Unica cosa che mi viene da dire che poteva essere leggermente più corto, diciamo 10 canzoni – ma questo è un problema molto diffuso (soprattutto ai tempi). Voler per forza occupare tutto lo spazio che un CD offre, senza valutare che il vinile non concedeva mai tanto tempo oltre alla mezz’ora. Diciamo che 40 minuti di questo “Ghost Town” l’avrebbero reso un disco bellissimo. Comunque consiglio chi ha avuto la fortuna di acquistarlo di andare a riascoltarlo, e a chi non l’ha di vedere se si riesce a recuperare, perché merita.

[Antonio Boschi]

 

Geo. Hamilton V & The Nashvegas Nomads – Gost Town (1996)

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