Happy Traum, foto Antonio Boschi

È anche grazie ad Happy Traum se un nutrito numero di bravi chitarristi italiani, ma anche di mediocri tra cui il sottoscritto, ha avuto la possibilità, nell’era della normalità – ovvero quella ante-internet – di scoprire alcuni dei segreti e dei principali brani della tradizione folk statunitense, attraverso i suoi dischi e i suoi libri-spartito, primordiali tutorial e vademecum degli anni della nostra giovinezza. Sottolineando che io sarò giovane fin che campo (e conto di farlo a lungo), devo ammettere che oggi è tutto più facile per chi si vuole avvicinare alla musica, allora se non ci fossero stati i vari Traum, Arlen Roth o Stefan Grossman e la Oak Pubblication di New York (sempre sia benedetta) sarebbe stato veramente complicato scoprire piccoli, oggi banali, dettagli per capire e cercare di suonare musiche, come il blues o il bluegrass, che non appartengono alla nostra cultura e tradizione. Questi artisti – che si son presi la briga di trascrivere le “tablature” di tanti brani a noi cari – hanno anche inciso fior di album. Il newyorkese chitarrista e banjoista (classe 1938) Harry Peter Traum è uno di questi e si presentava con, alle spalle, una lunghissima carriera come musicista, pur avendo inciso pochissimi album, ma avendo prestato i propri servigi ai grandi della musica folk, tra i quali citerei Phil Ochs, Pete Seeger e, soprattutto, Bob Dylan, nelle magnifiche giornate del folk revival nel decennio tra la metà dei ’60 e quella dei ’70. Ha avuto modo di incontrare e collaborare con grandi esponenti del blues, del folk e del bluegrass, cosa che lo ha fortemente formato come musicista a tutto tondo. Dopo due grandi prodotti discografici a proprio nome titolati “Relax Your Mind”, del 1975 e “American Stranger” del 1977 nel 1983 vedeva la luce una musicassetta con la registrazione di questo concerto del 4 novembre 1982 in un locale di #Woodstock, successivamente stampato su vinile dall’etichetta tedesca Folk Freak (1984, FF 40 4015) che ci ha dato la possibilità di ascoltarlo all’opera in una delle sue celebri interpretazioni live del suo repertorio, fatto di rivisitazioni di celebri brani provenienti dalla tradizione anglo-americana. Sul palco, assieme a Traum, troviamo personaggi di spicco della musica statunitense del periodo come Toly Salley al basso, chitarra e voce, Larry Campbell alla pedal steel guitar, mandolino, violino chitarra e cori, la bravissima Cyndi Cashdollar (che abbiamo incontrato anche nei dischi dei nostri Mandolin’ Brothers) al dobro e cori, l’armonica di Paul Butterfield e l’organo di Andy Robinson che fornisce il proprio contributo anche ai cori. Questo “Friends And Neighbors” è proprio un disco piacevole dove la musica scorre con grande gradevolezza a testimonianza della padronanza interpretativa di Traum e soci, sia quando le canzoni volgono verso il blues – come “Morning Blues”, già apparsa anche nel bellissimo Woodstock Mountains, More Music From Mud Acres” – oppure verso le ballate anglosassoni, vedi la delicata “Rosie” del folksinger Dave Evans o al folk statunitensi come le grandi versioni di “Gypsy Davey” e “Jackhammer Blues” di Woody Guthrie. Molto convincente anche “Sixteen Tons”, dal repertorio di Merle Travis, con la band in gran spolvero a imperlare di bravura questa canzone. Possiamo anche godere di una concreta “Link In The Chain” dell’amico John Sebastian che apre la seconda facciata e precede una delicata “Sailor’s Prayer”. Il banjo “clawhammer” di Traum ci porta sugli Appalachi con “Sail Away Ladies” prima di arrivare alla meravigliosa “Just The Motion”, uscita dalla penna di un sempre illuminato Richard Thompson, che vede la pedal steel e l’armonica di Butterfield regalare brividi. Chiude degnamente la title track “Friends And Neighbors” col bel violino di Campbell e la voce di Cyndi Cashdollar a regalargli quel tocco di eleganza che la fa elevare. Gran bel disco da rivalutare e da ristampare assolutamente, ma questo credo sarà cosa poco facile.

[Antonio Boschi]

 

Happy Traum – Friends And Neighbors (1984)

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