Quando vi capita sottomano un disco prodotto dall’etichetta Flying Fish non fatevelo scappare. Probabilmente non sarà uno dei maggiori capolavori della storia della musica ma, certamente, qualcosa di buono lo avrà. Questa piccola label, nata nel 1974 a Chicago, era specializzata in musica tradizionale, folk, blues e country e aveva tra le proprie fila fior fiore di artisti che l’hanno resa grande. Fondata da Bruce Kaplan è stata assorbita dalla più strutturata Rounder Records nel 1990 ma nei suoi anni di piena autonomia ha inciso, con grande passione, dischi di Doc Watson, John Hartford, New Grass Revival, Norman Blake, Sam Bush, Vassar Clements, Tom Paxton e Pete Seeger, solo per citare i più famosi. Tra quelle che potremmo definire “seconde fila” compaiono questi Hickory Wind, band nata a cavallo tra gli anni 1972 e ’73 a Margantown, sulle dolci colline del West Virginia. La musica degli Appalachi e quella tradizionale di matrice anglosassone era alla base degli ascolti di Sam Morgan, Bob Shank, Pete Tenney, e di Glen McCarty che decisero di formare un gruppo che potesse riproporre quei suoni con un occhio anche verso a quelle band britanniche, tipo Fairport Convention, capaci di fondere il suono tradizionale al moderno rock. Poco dopo si unì al quartetto iniziale anche il cantante Mark Walbridge e la formazione trovò una migliore stabilità iniziando ad esibirsi con un certo successo, arrivando anche ad aprire concerti al famosissimo Doc Watson dopo che si furono trasferiti a Washington DC, città nella quale aveva sede l’ufficio dell’avvocato Bobby Baker che era diventato il “personal manager” del gruppo. In quell’anno (siamo nel 1974) registrarono il loro primo album “At The Wednesday Night Waltz” per l’Adelphi (Skip James, Mississippi John Hurt, Bukka White, RL Burnside, Rev. Gary Davis, Roy Buchanan e tantissimi altri grandi nomi) che regalò loro le prime soddisfazioni. L’anno seguente eccoli tronare in studio di registrazione dove, sotto la produzione di Michael Melford, registrarono questo interessante “Fresh Produce” (1975 – Flying Fish, FF 0018) che – lo confesso – acquistai, pienamente inconsapevole delle qualità della band, per l’etichetta, sinonimo di garanzia, e per la americanissima e bucolica copertina con tanto di pickup e carico del raccolto di mele. Sul vinile compaiono 13 canzoni, quasi equamente suddivise tra tradizionali riarrangiati e brani scritti dalla band stessa. L’album si apre con una briosa versione di “Everybody Loves My Baby”, famoso standard jazz composto da Spencer Williams con parole di Jack Palmer e portato al successo da Louis Amstrong. A seguire gli Hickory Wind ci presentano la ballata “Cracklin’ Down” di Bob Shank con la bella pedal steel di Walbridge. La canzone è da considerarsi, senza difficoltà, tra le migliori dell’album. Tocca, quindi, alla Old-Time Mountain Music di “Shaking Down The Acorns” mettere in luce l’ottimo lavoro di Tenney e Morgan ai violini mentre Walbridge ricama col mandolino. “See You Tomorrow” viene dalla penna di Tenney che suona la chitarra, con Walbridge impegnato al flauto e al canto. Morgan lavora di mandolino e violino mentre la ritmica è nelle mani di McCarthy e Shank. Il banjo clawhammer di quest’ultimo apre la bellissima “Red Rocking Chair”, famoso brano scritto da Charlie Monroe (fratello di Bill, colui che è considerato il padre del bluegrass), dove la band dimostra la grande padronanza sulle sonorità del Kentucky. Una velocissima versione di “Ragtime Annie”, altro “traditional reel”, con tutti gli strumenti che si danno il cambio in brevi assoli, come da tradizione, chiude questa prima facciata di “Fresh Produce”. Il lato B parte con un brano di Morgan intitolato “Moonshine Girl” dove il dulcimer di Shank e il violino di Tenney regalano al brano un tocco “retro” da Guerra di Secessione. “Muvu Aahaa”, sempre di Morgan, gioca sull’arpa dello stesso Sam Morgan, le percussioni di Shank e il flauto di Walbridge con uno spirito quasi orientaleggiante. Ancora suoni ottocenteschi, dalla verde Irlanda col traditional “Little Beggerman”, con la bella voce di Waldbridge perfettamente calato nelle atmosfera dell’isola di smeraldo. “Ship On The Rocks” è una ballata tipicamente statunitense e molto ben resa da tutta la band e ci conduce a “Russian Roulette”, jazzata e quasi mediterranea, che ci prepara agli ultimi due traditional di questo bel disco. Il fiddle tunes “Hop High Ladies”, molto ben eseguito e il famosissimo “Turkey In The Straw” con ancora il dulcimer a dargli quell’atmosfera ottocentesca. Si conclude qui un bel disco, che non ti cambia certo la vita, ma che avrebbe meritato maggior fortuna.

[Antonio Boschi]


Hickory Wind – Fresh Produce” (1975)

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