Ho sentito per la prima volta la voce di Jimmy Ragazzon nella primavera del 2008, quando mi inviò copia del CD dei Mandolin’ BrothersStill Got Dreams” come “biglietto da visita” per il Rootsway Festival. L’ascolto di questo album mi diede la stessa sensazione che ebbi quando sentii “Hollywood Town Hall” dei Jayhawks: una bomba inaspettata, un suono che ti entra immediatamente e ti va a toccare tutte le sinapsi rintracciabili. Da lì è nata una bellissima amicizia con tutta la band ma soprattutto (non me ne vogliano gli altri componenti) con Jimmy col quale mi piace assai passare serate assieme alle rispettive compagne tra mangiate – tassativamente non vegane – e bevute. E poi si parla di musica e di tante altre belle cose, roba da cinquantenni malati di musica, di letteratura e di America. Così, ridendo e scherzando, masticando e bevendo, ho visto un po’ nascere SongBag, il primo album solo di Jimmy senza i suoi Mandolin’ e senza l’amico di tutta una vita Paolo Canevari, per la prima volta non al fianco, con le sue meravigliose chitarre, al suo pard di tanti live. SongBag non è un album dei Mandolin’ Brothers, è l’album di Jimmy Ragazzon dove c’è tutta la sua anima, il suo vissuto, le sue gioie e i suoi dolori che mette a portata di tutti come fosse un testamento. Ma, soprattutto, SongBag è un gran disco; di quelli che se lo senti senza guardare la copertina dici subito che è di un americano, mica di uno che viene da Voghera o giù di li. Bella zona quella, ci sono un sacco di grandi musicisti cresciuti a ridosso di quelle terre di Po che, come qui nella mia Emilia, hanno regalato storie di vita cruda e sincera, come il blues o come il folk di Jimmy. SongBag lambisce tutta la musica, dal bluegrass al blues e lo fa con una grande intelligenza e con una valigia (quella che appare nel retro della cover del disco) piena zeppa di sapere e di musica. Quando parlo con Jimmy esce ancora tutta la sua gioia per la musica, sembra un ragazzino eccitato che ha scoperto l’America. E Jimmy l’ha scoperta per davvero l’America con questo album. La sua America; e l’ha fatto con una serie di amici che hanno regalato vere perle di bravura (e amicizia) a SongBag e al suo autore. Ci sono Marco Rovino “complice” principale con le sue chitarre, il mandolino e la voce, Luca Bartolini che è un chitarrista coi fiocchi, Paolo Ercoli che col suo dobro ti fa pensare che Jerry Douglas si sia trasferito in Lombardia, Rino Garzia che col contrabbasso tiene tutti sotto controllo, e questi sono i The Rebels che accompagnano live Jimmy. Ma ci sono anche la sicurezza di Joe Barreca, sempre al basso (dai Mandolin’), il bravissimo Riccardo Maccabruni con la sua fisa e Stefano Bertolotti che oltre a dare il proprio contributo alle percussioni è anche il produttore del disco con la sua Ultra Sound. Anche Roberto Diana ci regala le preziose note della sua Weissenborn del quale è un maestro nella bellissima e sognante “Sold” dove troviamo pure Isha alla tampura e Franco Rivoira alle tabla. E che dire di Chiara Giacobbe che col suo violino ci regala uno dei più bei momenti musicali nella stupenda “Spanish Is The Loving Tounge” dal repertorio di Bob Dylan. Non è facile proporre una canzone del premio Nobel senza cadere nel banale, bisogna conoscerlo ed amarlo veramente tanto. Ascoltatevi questo brano e riconciliatevi con la vita. Non poteva non esserci un blues, e dove c’è blues assieme a Jimmy è facile trovare il grande (in tutti i sensi) Maurizio Glielmo, ma per tutti Gnola, che la chitarra la sa suonare davvero bene. E poi, direttamente da quel Texas tanto amato dal leader del disco eccoci al cospetto di Jono Manson che presta il suo banjo ma, soprattutto, fa mixed e masterd a SongBag. Un gran disco, già dalla copertina e dal booklet interno con le foto di Bruno De Faveri e Federico Sponza, due grandi con la fotocamera e amici sinceri di Jimmy. Il disco mi piace veramente tanto, già dall’iniziale “D Tox Song” che ti fa capire cosa ci aspetterà. “Old Bluesman” è una ballatona senza tempo che ti mette a sedere, mentre in “24 Weeks” c’è tutto il Ragazzon uomo vissuto. “Evening Rain” è una di quelle canzoni che vorresti non finisse mai, dove la voce con la cartavetro di Jimmy è accompagnata dai suoni bluegrass che sembrano usciti da un disco della Nitty Gritty Dirt Band. Non poteva mancare un omaggio al grande Guy Clark, recentemente scomparso, e anche qui la band si cimenta in una cover (“The Cape”) di assoluto rispetto, come solo i grandi sanno fare. Dopo l’attualissima “Dirty Dark Hand” (a riscoprire il ruolo di denuncia che può e deve avere la canzone) il blues a due: Jimmy e Gnola, un canale a testa. Non serve altro, ma bisogna essere bravi. Chiude il disco “In A Better Life” che racchiude concentrati tutti i grandi amori di Ragazzon. E, allora, come scrive Alessandro Nobis (che di musica ne sa) in una sua recensione: Bel disco. Bravo il Ragazzon.

[Antonio Boschi]

 

Jimmy Ragazzon – SongBag (2016)
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