Un album fondamentale per tantissimi chitarristi italiani (e non solo) che rischia di essere più importante che bello. Ma il fatto è che è parecchio bello, quindi immaginiamoci quanta importanza abbia questo “Quah”, primo lavoro solista del chitarrista e cantante Jorma Kaukonen. Per fare un esempio Quah potrebbe stare al blues acustico tanto quanto “Will The Circle Be Umbroken”, il maestoso triplo a nome Nitty Gritty Dirt Band, al bluegrass. Kankonen non è un nome nuovo nel panorama musicale, la sua fama aveva già ampiamente raggiunto un po’ tutto il mondo in quanto chitarrista della storica band di rock lisergico Jefferson Airplane con la quale il chitarrista di origine scandinava aveva deciso di cavalcare l’onda elettrica in quel magnifico contesto musicale nato a San Francisco, California. La sua chitarra aveva contribuito a mettere in particolare luce le straordinarie doti della vocalist Grace Slick in quel mix di suoni che resero la band californiana una delle bandiere della controcultura statunitense. Ma il grande amore per il blues, fattogli scoprire dall’attore inglese Ian Buchanan, rimane fortissimo e nel 1970 assieme all’amico di lunga data Jack Casady, bassista degli Airplane, crea il progetto parallelo Hot Tuna dove il duo avrà la possibilità di fare una full immerdion nella “musica del diavolo” facendosi notare soprattutto col primo omonimo album, registrato live nel giugno dello stesso anno al New Orleans House di Berkeley, CA., considerato – non a torto – ancora oggi uno dei più bei dischi di blues bianco di tutti i tempi. La carriera del chitarrista continua con intensità e se da una parte il progetto Jefferson inizierà a vedere i primi tentennamenti sul fronte del “Tonno Caldo” arriverà un buon album – sempre live, ma questa volta elettrico – l’anno seguente e, nel 1972, sarà la volta del primo album in studio intitolato “Burgers”. Si arriva, così, al 1974 e Jorma decide di riunire una serie di registrazioni fatte tra l’ottobre del ’72 e il maggio del ’74 con il solo aiuto dell’amico Tom Hobson, conosciuto nel ’62, e la produzione di Jack Casady. Ed ecco, con la sua copertina coloratissima disegnata dall’allora moglie Margareta, Quah, magica ed eccelsa opera di folk blues completamente acustico dove la sopraffina tecnica fingerpicking abbinata all’uso di accordature aperte ha letteralmente fatto storia, pur non essendo certamente il primo album suonato “come facevano i negri in Mississippi”. Quah è un album che è entrato nelle case di tanti non appassionati di blues grazie a “Genesis”, la ballata iniziale che con la sua (triste) melodia piena d’amore (è dedicata alla moglie), che ha fatto scoprire la tecnica dei “bassi alternati” – mutuata dal ragtime – che lo stesso Kaukonen aveva imparato ascoltando i dischi dei suoi eroi del country blues, Rev. Gary Davis su tutti. Invece di suonare a mani nude Jorma utilizza un thumbpicks al pollice e due fingerpicks in metallo sull’indice e medio in modo da dare ulteriore forza alle note suonate. Il celebre Reverendo del South Carolina viene omaggiato con la seguente “I’ll Be All Right” nella quale le tecnica chitarristica e la calda e nasale voce elevano lo storico brano rivisto mescolando, da par suo, i suoni della vecchia e della nuova America. “Song For The North Star” sono circa 3 minuti di pura poesia, inno alla gioia. In “I’ll Let You Know Before I Leave” ecco apparire Hobson che ricama con la seconda chitarra in questo brano solo strumentale, vera lezione di fingerpicking. L’orchestra di archi che la casa discografica Grunt Records ha voluto aggiungere in post produzione su parecchi brani (rischiando di rovinare la magia delle chitarre) non stona in una rilassata “Flying Clouds” che anticipa la stupenda “Another Man Done Gone” – celebre “Prison Song” che Alan Lomax registrò dalla voce di Vera Hall nel 1943 – che chiudeva l’edizione in vinile. Ancora il cieco reverendo e la sua meravigliosa “I Am The Light Of This World” – da lui interpretata per la prima volta nel 1935 ma che 4 anni prima fu incisa dai Dunham Jubilee Singers – in una delle migliori interpretazioni di tutto l’album a conferma dell’immortalità del blues. E visto che si parla di blues pre-bellico ecco dal repertorio di Arthur “Blind” Blake “Police Dog Blues” con la chitarra accordata in RE, brano precedentemente reso celebre anche da Ry Cooder nel suo bellissimo album d’esordio. La bellissima voce di Tom Hobson ci regala brividi nell’intimissimo brano di Gordon Jenkins “Blue Prelude” dove un magnifico lavoro di chitarre da parte di Kaukonen regala atmosfere oniriche. Non poteva mancare l’uso del bottleneck in un brano intitolato “Sweet Hawaiian Sunshine” con ancora Hobson alla voce che solarmente ci introduce alla conclusiva “Hamar Promenade”, brano fenomenale che unisce blues e rock in giochi di chitarre che denotano gusto e abilità da parte di Kaukonen. Nel 2003 l’album è stato ristampato in CD dalla BMG con l’aggiunta di 4 nuove tracce, ma Quah è tanto bello così che non serviva altro. Solo ascoltarlo e riascoltarlo, e lo abbiamo fatto in tanti. Curiosità finale: pare che il titolo del disco derivi dall’interpretazione onomatopeica di Kaukonen sul suono prodotto dalla rottura dei mattoni a colpi di karate da parte di Mickey Hart, batterista dei Grateful Dead. Della serie se non son matti non li vogliamo.

[Antonio Boschi]


Jorma Kaukonen – Quah (1974)
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