Loudon Wainwright III – Album III (foto Antonio Boschi, WIT Grafica & Comunicazione)Terza prova discografica, datata 1972, per Loudon Wainwright III cantautore di Chapel Hill (North Carolina) che dopo due interessanti prove acustiche arriva ad elettrificare in parte il proprio suono, soluzione che risulta, ancora oggi, formidabile. Come al solito il suo lavoro è connotato da testi surreali ed ironici tipo nell’iniziale bellissima nonché famosa “Dead Skunk” che ci racconta di una puzzola schiacciata con l’auto costringendo il protagonista a chiudere il finestrino e a tapparsi il naso per la tremenda puzza. Il brano si caratterizza per una melodia Old-Time col banjo di Bill Keith (non uno qualsiasi) e il violino di Kenneth Kosek e ci fa capire immediatamente che ci troviamo al cospetto di un album da almeno quattro stelle, tutte confermate con la seguente “Red Guitar”, dal minimale suono solo voce (meravigliosa) e piano di Teddy Wender. Un bellissimo riff elettrico ci introduce in “East Indian Princess”, trascinante brano country-rock che eleva ulteriormente la qualità del disco, già molto alta. “Muse Blues” è il classico brano alla Wainwright, voce e chitarra acustica e tanta intensità. In nemmeno 2 minuti, tanto dura “Hometeam Crowd”, il songwriter statunitense riesce a creare l’atmosfera che ci porta ad un altro dei capolavori: “B Side” che con le sue dolci e melanconiche note si porta via la prima facciata del Long Playng. Voltato il vinile eccoci subito ad affrontare “Needless To Say”, talmente bella che vorresti riportare la puntina ad inizio traccia. Invece lasciamo scorrere per accogliere le sonorità bluesy elettriche di “Smokey Joe’s Cafe”, unica cover dell’album che arriva dal repertorio di Leiber & Stoller. “New Paint” ci riporta al Loudon voce e chitarra dei primi album, una canzone che profuma di Dylan prima maniera e si fa amare subito. Si restringe il diametro del vinile ma la puntina ricerca famelicamente solchi carichi di emozioni e viene ripagata dalla seguente “Trilogy (Circa 1967)”, dalle cadenze quasi country con piano e steel guitar che si rincorrono sornione. “Drinking Song” si stacca un po’ dal resto del disco con un ritmo sincopato che ci accompagna alla conclusiva “Say That You Love Me” che conferma la qualità di questo prodotto discografico uscito originariamente per la Columbia e ristampato negli anni ’80 dall’etichetta inglese Edsel purtroppo con una copertina brutalmente riarrangiata (come si può vedere dalla fotografia).
Un disco da assaporare a tarda sera, da soli o in buona compagnia.

[Antonio Boschi]


Loudon Wainwright III – Album III (1972)

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