L’ennesimo capolavoro della piccola etichetta del Vermont Philo Records, fondata nel 1973 da Michael Couture e Bill Schubart, che negli intensi 9 anni di vita ha saputo dar voce a grandi artisti di folk e traditional music, come gli amici Mary McCaslin e Jim Ringer (1936-1992) che, dopo anni di collaborazioni in studio e sui palchi statunitensi, decidono di omaggiare la musica che tanto amano con questo intenso “The Bramble & The Rose” (1978 – Philo Records, PH 1055). Un disco che ti rappacifica col mondo, capace di esplorare con arguzia e tanto sentimento l’epopea musicale che ha segnato l’evoluzione della musica americana, dal folk di origine anglosassone al country & western contemporaneo. Registrato tra il settembre del ’77 e il marzo del ’78 questo album rappresenta, forse, la vetta massima dei due artisti che, comunque, non sono certamente da sottovalutare. La folksinger dell’Indiana aveva all’attivo quattro precedenti lavori incisi tra il 1969 e il 1977 tra i quali emerge l’interessantissimo “Old Friend”, mentre il cantautore nato nelle Ozark Mountains dell’Arkansas, ma cresciuto in California, pur giungendo tardi all’attività professionistica come musicista si era fatto notare con album di country music tanto belli quanto lontani dal successo commerciale tra i quali vorrei sottolineare “Tramps & Hawkers” del 1977, sempre per la Philo. “Geronimo’s Cadillac” che apre questo “The Bramble & The Rose” è una delicata ballata scritta da Charles Quarto e musicata da Michael Murphy dove la voce e la chitarra della McCaslin, suonata in “open G tuning”, vengono supportate dalla pedal steel di Winnie Winston (1941-2005), dal violino di Jay Ungar e dalla chitarra di Dick Fegy (1950-2001). Ringer come seconda voce aiuta a dare profondità a questa bella canzone assieme al bassista Tony Markellis e a Billy Mundi (1942-2014) e Steve Mosley che si alternano alla batteria e percussioni. Questo brano precede la title track, un traditional dall’incedere triste e toccante, dove le voci dei due amici duettano con grande classe. Con “Lonesome Road” andiamo verso le coste inglesi e la melanconica folk song di Gaither Carlton ci conferma l’ex corista di Linda Ronstadt come una delle migliori cantanti del panorama folk americano, tra le più dotate e ricche di sentimento. “Stages Of My Life”, cantata da Ringer, porta una momentanea allegria honky-tonk, immediatamente sopita con l’arrivo del brano forse più bello e toccante di tutto l’album. Infatti il banjo nelle mani della brava cantautrice introduce l’inno alla morte “Oh Death”, capace di unire vecchio e nuovo in questo piccolo capolavoro che strizza l’occhio alle migliori cose dei Fairport Convention. Chiude la prima facciata “Hit The Road, Jack” l’arcinoto blues di Percy Mayfield, eseguito in una interessante versione elettrica. Il lato B si apre col brano scritto da Herb Pedersen per i Dillards “Copperfield”, seguita dalla ballata di Larry Murray “Mama Lou” col dobro di Larry Bloom in bella evidenza. Si rimane in tema country-western con “I Don’t Believe You’re Met My Baby” e la seguente folk-ballad “Strawberry Roan”, dal repertorio di Bob Simpson con un grande Ungar al violino. Arriva un altro capolavoro dell’album col gospel a sole voci “Canaan’s Land”, brano che potrebbe mettere in ginocchio chiunque. Il disco si chiude con la bellissima “Rank Strangers” che omaggia in modo sublime il grande Ralph Stanley e ci consegna un disco di rara bellezza, capace di restare in perfetto equilibrio tra passato e presente, grazie alla bravura dei due artisti, purtroppo mai considerati giustamente da critica e pubblico, ma estremamente onesti e coerenti. Un disco dalla grande carica emotiva che andrebbe riscoperto non solo dagli appassionati del genere.

[Antonio Boschi]


Mary McCaslin & Jim Ringer – The Bramble & The Rose (1978)

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