Al tempo vennero presentati come la risposta americana ai Cream, ma la band newyorkese dei Mountain in comune col trio di Eric Clapton, Jack Bruce e Ginger Baker aveva, appunto, solo il fatto di essere un trio. Cosa che, tra l’altro, durò un paio d’anni poiché al terzetto iniziale si aggiunse il tastierista Steve Knight. Nati nel 1969 da un’idea del bassista FelixPappalardi – che dei Cream era il produttore, il quale voleva ricreare quell’alchimia che tanto ebbe successo – assieme al chitarrista e cantante Leslie West e al batterista Norman D. Smart, ben presto sostituito da Corky Laing. Se West poteva essere considerato un buon chitarrista certamente Pappalardi e Laing non potevano competere ad armi pari coi corrispettivi anglosassoni e il sound della band ne risentì, nonostante alcune buone cose siano emerse dai primi lavori “Climbing!” e “Nantucket Sleighride”. La band partecipò ai mega festival del periodo (Woodstock ed Atlanta Pop Festival su tutti) divenendo parecchio popolare. “Flowers Of Evil” non è il miglior disco del quartetto, ma ci sono affezionato poiché è uno di quegli album che mi riportano alla mia infanzia di ascoltatore, ovvero imberbe tredicenne che amava farsi colpire dalle scariche heavy-blues di alcune di queste tracce, soprattutto la seconda facciata che comprendeva una – per allora – kilometrica “Dream Sequence” dove in oltre 24 minuti di puro live la Gibson Les Paul Junior del corpulento chitarrista ripassava, di riff in riff con assoli di buona qualità, alcuni dei loro brani (“Dreams Of Milk And Honey”, “Variations” e “Swan Theme”) oltre alla hit di Chuck BerryRoll Over Beethoven”. A concludere il lato B (oggi sono costretto ad utilizzare il CD poiché il vinile dell’epoca è stato letteralmente reso inascoltabile) uno dei classici della band “Mississippi Queen”, un massiccio rock-blues che strizza l’occhio al nascente hard rock. In studio, invece, la prima facciata che vede la title track tra i brani più interessanti e con un bel riff alla Who a sostenerla (non a caso West prese parte alle sessions di “Who Next”). “King’s Chorale” è un breve melodico strumentale che ci introduce in “One Last Cold Kiss”, buon brano che avrà la capacità di ispirare future band (es. Whitesnake). “Crossroader” è un blues alla ZZ Top degli albori mentre la conclusiva “Pride And Passion”, dopo una partenza molto “inglese” si trasforma in ballata sudista e credo di non sbagliare se dico che abbia influenzato non poco il suono dei Lynyrd Skynyrd che in quegli anni iniziavano a farsi conoscere. Un disco di tutto rispetto, che sa farsi voler bene senza essere un capolavoro. Ma, a volte, non è necessario esserlo per farsi amare. Potere della musica.


Mountain – Flower Of Evil (1971)
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