Sicuramente non l’album più conosciuto di Neil Young, probabilmente uno di quelli che meglio rappresentano la personalità del canadese. Unico album non ancora ristampato in CD, per il rammarico dei veri fan, Time Fades Away (1973 Reprise/Warner W54010) rappresenta l’inizio del periodo più oscuro e controverso per Young ma, sicuramente, il migliore di tutta la sua lunghissima carriera. Ne rappresenta talmente bene la personalità che ha spiazzato tutti quando, dopo il successo mondiale di Harvest che consacrò Neil quale miglior cantautore del periodo, fece seguire una bislacca colonna sonora di un altrettanto bislacco suo film (visto pressoché da nessuno – e comunque il doppio LP qualche gemma l’aveva) e questo spaccato del tour del bucolico album, ma che stavolta di bucolico nulla aveva, nemmeno la copertina. Young aveva appena licenziato, per l’incapacità di gestire il proprio rapporto con l’eroina, Danny Whitten, il chitarrista dei Crazy Horse, che morì il giorno seguente per overdose catapultando il rocker canadese in un profondo stato depressivo, con grandi rimorsi e sensi di colpa. Il tour era di quelli da grandi numeri e grandi spazi, certamente non i favoriti di Young che ha sempre prediletto il rapporto visivo col pubblico, assieme agli Stray Gators (Tim Drummond al basso, Johnny Barbata alla batteria, Jack Nitzsche al piano, Ben Keith steel guitar oltre il supporto alle seconde voci di David Crosby e Graham Nash in alcuni brani. Time Fades Away è un disco (purtroppo solo singolo) spigoloso, introverso, sofferente e sofferto. Meravigliosamente bello. Ma anche molto coraggioso, perché pochi – se non nessuno – ebbero ed avranno il coraggio di far seguire un flop pressoché assicurato ad un disco per le masse, capace di renderti enormemente ricco. Ma Young, più di chiunque, ha saputo aggiornarsi, non ha mai fatto seguire ad un disco un suo epigono, cambiando sempre abito, anche a discapito di perdere fan. Un album, questo, che contiene alcune perle come le elettriche “Don’t Be Denied”, scritta subito dopo la morte di Whitten dove Young ripercorre la propria carriera, “L.A.” e “Younder Stands The Sinner” alternate a malinconiche ballate pianistiche quali “Journey Through The Past” oppure “Love In Mind” canzoni che anticipano album capolavoro come On The Beach, Tonight The Night e Zuma. Tutto questo è storia. E che bella storia.


Neil Young – Time Fades Away (1973)

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