Prendete della musica country sul finire degli anni ’60 e portatela sulla West Coast e, più precisamente, nella Bay Area di San Francisco, sede naturale del rock psichedelico, dove sul campanello di casa spicca a caratteri colorati il nome Grateful Dead. Fuori dalla porta – vestiti da nuovi cowboy – John Dawson, meglio conosciuto come Marmaduke, al suo fianco David Nelson e Dave Torbert col dito puntato, pronti a suonare quel lisergico campanello. Ad aprire la porta troviamo Jerry Garcia, Phil Lesh e Michey Hart, ovvero metà della line-up della più importante band cittadina (e non solo, personalmente azzarderei mondiale). Al contrario di una tipica scena da “sfida all’O.K. Corral” questo incontro è assolutamente pacifico e, anzi, produce grande musica. Sulla scia dei 2 bellissimi album dei Dead “Workingman’s Dead” e “American Music” il suono di questa nuova band – che mutua il nome da una novella western tra le tantissime scritte da Zane Grey trasformandolo in New Riders Of The Purple Sage – rappresenta alla perfezione il country acido della Pacific Coast. Dopo vari avvicendamenti interni (Spencer Dryden ex Jefferson Airplane sostituisce Hart alla batteria e Dave Torbert Lesh al basso) il gruppo è pronto per entrare in sala d’incisione e nell’agosto del 1971 i Wally Heider Recording della nebbiosa città californiana possono mettere su nastro le prime canzoni di questa interessantissima band. Con l’aiuto di Commander Cody al piano e di Hart in alcuni brani il disco – che prende il nome della band (N.R.P.S. – Columbia PC 30888) – parte con “I Don’t Know You” e ci fa capire subito che l’intesa tra i componenti è forte. Un sound fluido e corposo sarà la caratteristica principale di questa prima esperienza discografica del gruppo, un country suonato in modo perfetto dove la chitarra e la voce di Marmaduke vengono sorrette da David Nelson che si sobbarca tutte le parti solistiche di chitarra, voce e mandolino mentre “mastro” Jerry Garcia si diletta con l’amore del momento tessendo atmosfere incantate con la pedal steel guitar. Questo inusuale strumento per il rock era appena apparso e Garcia lo aveva magistralmente utilizzato in Workingman’s Dead e nella celebre versione di “Teach Your Children” su “Déjà-vu” di CSN&Y. Perla assoluta del disco la lunga (7.55) “Dirty Business” psichedelica e avvolgente come le migliori cose dei Grateful Dead. Il lato B si apre con “Glendale Train”, ballatona sul mondo ferroviario dove troviamo Garcia impegnato con lo strumento dei suoi inizi, il banjo a 5 corde e del quale è un eccelso suonatore (si vada a riascoltare il bellissimo “Old & In The Way”). L’album continua con le sue storie fatte di esperienze personali, frustrazioni, amori e l’ossessione del ritorno a casa nella conclusiva “Louisiana Lady”. Molto bella anche la copertina con un disegno prodotto dai grafici Michael Ferguson e Alton Kelley. Band troppo presto dimenticata, soprattutto in Italia, che ci ha regalato altre 2 perle come i seguenti “Powerglide” (1972) e la saga dello spacciatore ed amatore (protagonista di una celebre canzone di Peter Rowan) intitolata “The Adventures Of Panama Red” (1973). Per chi ama il country, per chi ama i Grateful Dead. Per chi ama la buona musica americana.


 

New Riders Of The Purple Sage – N.R.P.S. (1971)

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