A volta capita, penso un po’ a tutti, di avere la consapevolezza che un artista sia un grande, anche un genio, ma non si ha avuto – grande limite personale – la volontà di approfondire l’ascolto, forse per timore di non si sa cosa. Poi capita un improvviso evento che rivoluziona tutto. Nick Cave per me era uno di questi artisti. Leggevo ottime cose su di lui, mi incuriosiva ma non rientrava in un percorso di ascolti (a volte blindiamo inconsapevolmente questi percorsi) degno di nota. La prima scossa fu quando scoprì che Warren Ellis, che conoscevo grazie alla sua band Dirty Three, era parte attiva dei The Bad Seeds. Scossa numero due: Johnny Cash interpreta “The Mercy Seat” nel Volume III di quei capolavori che sono i suoi dischi prodotti da Rick Rubin, un brivido per la schiena e antenne alzate. La scossa definitiva è quando il 29 novembre 2013 vado a Bologna con la mia compagna Valeria per assistere al concerto di uno dei suoi beniamini. A noi piace andare ai concerti e darci la libertà di vivere personalmente l’evento, senza l’obbligo di dover stare vicini. La musica è troppo personale, a volte è necessario anche estraniarsi dal mondo. Quella volta non è accaduto, rapiti dalle prime note di un concerto che si rivela un qualcosa di mostruosamente bello, di una intensità tale da toglierti quasi il fiato. Ellis regalava suoni, feedback ed emozioni uniche e la band suonava che era una meraviglia. Nick Cave sembra nato per stare sul palco, dialogava e trasmetteva come pochi sanno fare. Obbligatorio, quindi, catapultarsi il giorno seguente nel primo negozio di dischi (e confesso di aver tradito, in quella rara occasione, il mio “spacciatore” preferito) per avere a tutti i costi “Push The Sky Away” (2013, Bad Seed LTD – BS 001) che magari i fans non troveranno il miglior disco di Cave, ma per me è semplicemente incantevole. Ci sono 3 brani che da soli valgono il paradiso. “Jubilee Street” ha un’intensità che solo Lou Reed al massimo della forma riusciva a dare ad una canzone. Cave costruisce un motivo che potremmo definire maledetto, che vive di una freddezza paralizzante, con Warren Ellis che gioca col violino e i suoi loop aumentandone la tensione (come se ce fosse bisogno). Sei minuti e mezzo di godimento assoluto. “Higgs Boson Blues” – la mia preferita – ci porta a comprendere quanto Neil Young abbia influenzato l’artista australiano. Questa canzone è un’esasperazione del dolore e della sofferenza che potevamo trovare in un album come “On The Beach”. Come perdersi nella nebbia durante un funerale e trovarsi in un mondo irreale (quello dell’antimateria) e non sapere più dove si trova la realtà. La conclusiva canzone “Push The Sky Away” è caratterizzata da un crescendo che ti aspetti possa esplodere da un momento all’altro e invece ti tiene incollato a terra lasciandoti un sublime senso mistico. La meraviglia della musica, in attesa che il prossimo autunno Cave e soci possano ripetere il miracolo nel nuovo tour che toccherà anche l’Italia.

Nick Cave – Push The Sky Away (2013)

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