Peter Rowan (foto Antonio Boschi, WIT Grafica & Comunicazione) Sorta di icona musicale, anche anticipatore di un suono più che rappresentativo di un’America del confine, Peter Rowan è uno di quegli artisti che non hanno trovato il grandissimo successo commerciale, ma – senza dubbio – l’immensa stima da parte dei colleghi musicisti sia per le sue doti artistiche che umane. Nato il 4 luglio – data importante negli USA – del 1942 a Wayland, piccola cittadina nella Middlesex County in Massachusetts, in una famiglia dove la musica aveva una certa centralità ha avuto ben presto la possibilità di avvicinarsi ai vari generi in voga in quegli anni, cominciando con Elvis Presley, poi blues ed infine scoprendo il bluegrass grazie agli ascolti di band fondamentali come Stanley Brothers o Country Gentleman. Innamoratosi del genere si è buttato a capofitto nello studio della chitarra e mandolino fino a quando il grande banjoista Bill Keith lo ha presentato a Bill Monroe, considerato il padre del bluegrass, che lo volle come chitarra ritmica e, soprattutto, come vocalist nei suoi Bluegrass Boys. Inutile dire che per un ventenne questo è un enorme trampolino di lancio che vedrà il buon Rowan diventare protagonista assoluto di quel nascente movimento identificato come Newgrass Revival assieme agli storici nomi del violinista Richard Greene e del mandolinista David Grisman. Progetti importantissimi come Muleskinner, assieme a Greene e Grisman e con Keith e la chitarra di Clarence White, oppure gli Old & In The Ways dove oltre a Grisman troviamo il contrabbasso di John Kahn, il violino di Vassar Clements e il banjo di Jerry Garcia (proprio lui) consacreranno Rowan come uno dei maggiori interpreti del periodo anche grazie al suo particolare stile vocale. Ma non solo bluegrass nella carriera di questo artista che assieme ai fratelli Chris e Lorin si esibiva a nome The Rowans oppure nei progetti da solo coi quali divenne ben presto protagonista in generi definibili country rock, folk rock, Tex-Mex, insomma antesignani di quello che oggi usiamo etichettare come “Americana”. Ed è del 1978 questo meraviglioso album d’esordio intitolato semplicemente “Peter Rowan” che vede in copertina il nostro eroe in una versione molto Tex-Mex. Un album uscito nel mese di ottobre per l’etichetta chicagoana Flying Fish e che contiene al suo interno alcune delle principali composizioni dello stesso Rowan, segnale indiscusso dell’enorme maturità raggiunta, sia come interprete ma, anche, come compositore. La partenza è con “Outlaw Love” dove la voce in perfetto yodel style di Rowan duetta col violino di Greene creando una meravigliosa atmosfera. “Break My Heart Again” ci porta immediatamente al di là di quel confine tra il Lone Star State e il Mexico, grazie anche alla complicità della meravigliosa fisarmonica di Flaco Jimenez e il bajo sexto di Jesse Ponce che avevamo da poco conosciuto grazie a Ry Cooder. Brano stupendo e dopo questo uno-due da perfetto pugile il disco viaggia sulle ali della quasi perfezione. La conferma arriva con la seguente “A Woman In Love”, che ricorda lo stile di Gordon Lightfoot, mentre la seguente “When I Was A Cowboy”, del leggendario Huddie Ledbetter, è un puro bluegrass grazie al banjo di Lamar Greer, al mandolino di Barry Mitterhoff (Hot Tuna) e il violino di Tex Logan. Chiude la prima facciata la stupenda “Land Of The Navajo”, un classico nel repertorio live di Rowan ancora oggi. È una di quelle ballate destinate a diventare immortali, di quelle che ti catturano da subito, dove la chitarra flatpicking di Rowan è supportata dal magnifico violino di Greene e dal basso di Roger Mason. Bastano pochi strumenti per fare un capolavoro, questa è l’ennesima conferma. Il tempo di voltare il vinile e veniamo nuovamente catapultati nelle calde fazende del Mexico dove il piatto della casa è la lunga e bellissima “The Free Mexican Airforce”, con ancora l’accoppiata Jimenez/Ponce che ci regalano momenti di grande musica. Nel 1973 i New Rider Of The Purple Sage avevano preso in prestito da Peter la sua bellissima “Panama Red” facendola conoscere al loro pubblico, oggi la troviamo in questa travolgente versione live registrata al Berkshire Mountains Bluegrass Festival nel giugno del ’78. Inutile dire che è bellissima. E che dire di un altro super classico di Rowan quale “Midnight Moonlite” che ci arriva da quel gran disco che è “Old & In The Ways” con ancora Greene e il suo fiddle sugli scudi. La puntina si accinge a compiere gli ultimi giri, ma li vuol fare con gran classe, cosa che gli è permessa dalla conclusiva “The Gypsy King’s Farewell”, altra ballata di grande spessore che vede la partecipazione di Mike Seeger all’autoharp aiutare la band dei messicani. Un gran disco, che va riscoperto, fatto conoscere perché emerge tutta la classe e l’onesta di un artista con la “A” maiuscola. Signore e signori: Peter Rowan.

[Antonio Boschi]


Peter Rowan – Peter Rowan (1978)

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