La folk music è eterna, non potrà morire mai. Ciclicamente ha momenti di basso interesse poi, come per miracolo, torna viva e pronta a contaminare con la sua storia e le sue melodie nuove schiere di musicisti. Perché l’abbiamo dentro, è inevitabile. È la nostra storia che torna inesorabile e, sempre, sorprendentemente bella. All’inizio del nuovo secolo ci fu una band che si impose all’attenzione del panorama mondiale. Questa band si chiama Railroad Earth e se il debutto con il primo album “The Black Bear Sessions” colpì per la sua naturalezza il secondo lavoro, questo “Bird In A House” uscito per la #SugarHill (SUG-CD-3956), la consacrò come tra le più promettenti in quei primi anni di ventunesimo Secolo. Con sede a Stillwater nel New Jersey, la band prese il nome dal racconto di Jack Kerouac “October in the Railroad Earth” quando, nel gennaio del 2001, decisero di intraprendere questa strada fatta di una perfetta fusione di bluegrass (o forse è meglio dire newgrass), country, jazz, musica celtica il tutto con una logica da perfetta jam band sempre pronta a dilatare – soprattutto nelle esecuzioni live – i brani lasciati liberi di vivere di luce propria. Per fare questo, però, bisogna essere particolarmente affiatati e, soprattutto, molto bravi. La dimostrazione viene da queste 13 tracce, tutte scritte dalla band, che ci regalano perle di grande musica. La formazione è basata sui 6 elementi fondatori, ovvero il chitarrista e cantante Todd Sheaffer, principale autore dei brani, il violinista e cantante Tim Carbone, il mandolinista John Skehan, il pluristrumentista (flauti di ogni tipo, ukulele, dobro, banjo, chitarra e altre diavolerie varie) Andy Goessling, il batterista e cantante Carey Harmon e il bassista Dave Von Dollen. Una delle caratteristiche della band è quella di effettuare le registrazioni in presa diretta, senza sovraincisioni, tecnica mutuata dal jazz, conferendo al suono maggior naturalezza, risultato assolutamente percepibile negli album dei Railroad Earth. Ottimi musicisti sorprendono per la compattezza del suono che non scade mai in una competizione interna ma che ci propone brani freschi e perfettamente strutturati. Già il brano di apertura “Drag Him Down” ci fa capire le qualità strumentali dei sei amici e la particolarità della voce di Shaeffer in questo brano che corre come un treno. Più rilassata e di incantevole bellezza la ballata che regala il titolo all’album, che ci ricorda le cose migliori dei Jayhawks, ma in versione totalmente acustica. Molto belli i raddoppi canori in puro stile bluegrass. La seguente e lunga “Like A Buddha” ha un inizio quasi calypso poi il brano si apre per dar spazio a improvvisazioni che si dilatano ulteriormente nelle esibizioni live. Non mi convince troppo il bridge centrale, ma la canzone rimane buona. Le atmosfere stile square dance di “Pack A Day” sono molto più vicine ai miei gusti e la canzone gira a meraviglia sotto la chitarra di Shaeffer, il mandolino di Skehan e il violino di Carbone, con uno spiazzante finale. Altra lunga song la seguente “Mountain Time”, molto più riflessiva e qui la band si supera nella meravigliosa languidezza del suono. Una delle migliori del disco. “Give That Boy A Hand” parte lenta e riflessiva per poi esplodere guidata dal magistrale banjo di Goessling in questo manifesto pacifista che proseguirà con la seguente “Peace On Earth”, altro bluegrass che corre sui binari che attraversano le pianure della musica popolare. “Walk On Boy” ha un’atmosfera tutta sua, molto delicata e ricca di sentimento ed è stata dedicata al fratello di Todd Sheaffer morto precedentemente. Molto bella e coinvolgente “Mighty River”, brano dal grande impatto e che ci porta alla seguente “Lois Ann”, uno strumentale di grandissimo spessore con la compattezza dell’insieme sugli scudi che sa mescolare sonorità statunitensi con quelle irlandesi. Mi ricorda qualcosa “Came Up Smilin’”, come se il Van Morrison dei primi album solisti avesse fuso il proprio sound con il country come si fa con le migliori miscele di tabacco. Se prendete Peter Rowan e lo fate suonare coi Grateful Dead acustici potrebbe benissimo uscirne questa “Dandelion Wine”, inutile che dica quanto mi piace, ma non sottovaluterei per nulla la conclusiva “Saddle Of The Sun” che dalla band californiana ha assorbito parecchie cose (ascoltare Bird Song in versione acustica). Per chiudere un gran bel disco per una band molto ben preparata e ben disposta verso la buona musica tradizionale che hanno saputo arricchire di personalità ed emozione.

[Antonio Boschi]


Railroad Earth – Bird In A House (2002)

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