Ray Wylie Hubbard – Loco Gringo’s Lament (foto Antonio Boschi, WIT Grafica & Comunicazione)Nativo di Soper, Oklahoma ma texano fino al midollo Ray Wyile Hubbard è uno di quei songwriter che se ne infischia di tutto e va avanti per la sua strada, senza sterzare verso quei vicoli pieni di tranelli, luci e lustrini (e fama e droga) che il music business fa comparire lungo la strada degli artisti più meritevoli. Un vero honky-tonk hero che si è formato a Oak Cliff – a Sud di Dallas – quando giunse ancora fanciullo assieme alla famiglia e dove ha studiato presso l’University of North Texas e trascorrendo le estati a Red River, in New Mexico, suonando e scrivendo musica musica, tra cui la celebre “Up Against The Wall, Redneck Mother” portata alla fama da Jerry Jeff Walker (la trovate in ¡Viva Terlingua! del 1973) e che iniziò a far parlare di lui. Dopo varie vicissitudini discografiche – alcune anche spiacevoli – eccolo arrivare al 1994 con soli 5 album alle spalle (dall’iniziale “Ray Wyile Hubbard And The Cowboy Twinkies” del 1976) con questo “Loco Gringo’s Lament” che spianò una nuova strada al bravo cantante e chitarrista, che arriverà anche a incidere per etichette come la Rounder/Philo Records un buon numero di album, tutti onesti e degni di considerazione. Ma è questo “Loco Gringo’s Lament” che gira oggi sul mio lettore e l’inizio non poteva essere dei migliori con la bellissima “Dust Of The Chase” melanconica e diretta storia del bene contro il male, storia di un giocatore che la coppia Nick Cave/Warren Ellis ha ripreso per la colonna sonora del film del 2016 “Hell Or High Water” col grande Jeff Bridges protagonista. Solo questa canzone vale l’acquisto, ma anche tutte le altre ad iniziare da “Just To Hold You”, una sorta di “Will The Circle Be Unbroken” in versione honky-tonk. Un po’ tutti protagonisti gli amici arrivati in soccorso di Hubbard per costruire questo ottimo disco registrato ai Congress House Studios di Austin, Texas tra il 18 e il 22 luglio del ’94 ed edito dalla DejaDisc di San Marcos (DJD 3213). Molto belle le parti di slide a cura di Lloyd Maynes, non l’ultimo arrivato, mentre la chitarra di Terry “Buffalo” Ware sa regalare ottime strutture ben sostenute dal basso preciso di Lorne Rall in perfetta sintonia col batterista Paul Percy, ai quali  occasionalmente si affiancano l’Hammond e l’accordeon di  Lisa Mednick e Bradley Copp all’elettrica. Dopo la bella ballata “Love Never Dies” con un ottimo Maynes al Dobro arriva, introdotto dal basso di Rall, “Little Angel Comes A Walkin’” un buon blues in mid-up tempo che sa farsi apprezzare. In “After The Fall” si percepisce una certa sofferenza da parte dell’autore ed esecutore, come nelle classiche canzoni di redenzione perché la speranza c’è, bisogna crederlo. “Wanna Rock’n’Roll” – lo dice già il titolo – è l’anima rock del disco con una bella slide guitar sempre nelle mani di Maynes. Segue l’acustica “I’ve Seen That Old Highway”, altra ballata sofferta dalla bellissima melodia che sa emergere su una già alta media qualitativa. “Didn’t Have A Prayer” è un’altra piccola gemma, con la sua melodia dolente molto sudista, e la bellissima voce di Hubbard in grande risalto. Questa bella ballad è seguita da “Bless The Hearts Of The Lonely”, tipicamente texana che prepara la strada alla title track “Loco Gringo’s Lament”, la storia di un giovane cowboy, metafora dei musicisti, che percorsa un’autostrada trova alla sua fine “The Old Diablo” che se lo porta via. Una ballata melanconica, dal sapore di tequila e di Mexico che ci fa capire la grande qualità di questo bravissimo interprete che sa raccontare la vita reale, con la sua durezza, ma anche la speranza e che si conclude con le bellissime “The Real Trick” e la finale “The Messenger” che chiude il cerchio con un messaggio di speranza. Un gran bel disco, di quelli da avere. Segnatevi questo nome se non è nelle vostre liste.

[Antonio Boschi]


Ray Wylie Hubbard – Loco Gringo’s Lament (1994)

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