Richard and Linda Thompson foto Antonio Boschi, WIT Grafica & ComunicazioneNon solo il magnifico chitarrista fondatore dei Fairport Convention – la band capace di unire la tradizione folk anglosassone col rock – con la quale e per la quale ha scritto una delle più belle ed intense canzoni, e parlo della sublime “Sloth” il cui assolo di chitarra, soprattutto nella versione live apparsa su “House Full”, valuto tra i più belli ed intensi di sempre. Richard Thompson è da sempre considerato una vera icona della chitarra e della musica grazie alle sue capacità compositive ed interpretative. Un’icona confinata – come tanti altri – in quel limbo dove regnano i musicisti di culto, alcuni per volontà propria, altri per inspiegabile destino. Sta di fatto che il chitarrista londinese che a breve spegnerà le 69 candeline non ha certamente goduto della meritata fama confinata – come si diceva – in un’infinita ammirazione tra i colleghi e un buon numero di tenaci fan che hanno seguito le sue gesta anche dopo il distacco dalla celebre band. Ed è proprio nella fase solista che troviamo alcune gemme come questo “I Want To See The Bright Lights Tonight”, opera seconda che segue il buon “Henry The Human Fly” del 1972. Questo album, inciso al Sound Techniques Studio nella capitale britannica nel maggio del 1973 vede la luce, sotto etichetta Island, solo nell’aprile seguente. Dieci tracce di una bellezza sconvolgente e, allo stesso tempo, di una drammaticità unica, disperate e dalla dirompente forza espressiva. Un disco di quelli che ti entrano sotto pelle e scavano nell’anima. Il primo dove compare a pieno titolo la nuova moglie Linda Peters, provetta cantante folk e in passato corista nella sua formazione. L’ingresso della moglie va a sopperire quella che per qualcuno era una lacuna in Thompson, ovvero la voce che – al contrario – personalmente trovo particolarmente interessante in quanto vera e sincera e che perfettamente si inserisce tra le sublimi note che escono dalla sua Fender Strartocaster. Ad aiutare i due coniugi troviamo amici di vecchia data tra cui Simon Nicol al dulcimer, John Kirkpatrick alla concertina e la sezione ritmica che vede Timi Donald seduto dietro i tamburi mentre Pat Donaldson gestisce le 4 corde del basso. L’album parte con “When I Get To The Border” dal sapore molto Fairport elettrici, splendida e ariosa ballata che non ti fa minimamente immaginare come potrà svoltare l’album alla fine di questi tre minuti. “Calvary Cross” ci accoglie con un sound che abbraccia la tradizione britannica con le sue contaminazioni indiane per diventare, improvvisamente, una sorta di gospel che più cresce e più è in grado di mettere brividi per bellezza ed emotività grazie alla lamentosa voce di Thompson e al contenuto uso (mai abuso) di note della sua chitarra. Un piccolo capolavoro che lascia strada a Linda che diventa vera protagonista in “Withered And Died”, lenta ballata funerea con Kirkpatrick protagonista a ricamare un mesto tappeto sonoro. La title track da per un momento una sorta di gioiosa sensazione, quasi beatlesianamente ottimista, ma si tratta di un’illusione subito stemperata dalla magnifica seguente “Down Where The Drunkards Roll” con la sua oppressiva e ubriaca sensazione di calma, altro capolavoro dell’album. Thompson torna alla voce in “We Sing Hallelujah”, tipica ballata da fumoso pub con la birra che scorre a fiumi e tutti a cantare in coro. “Has He Got A Friend For Me” è un altro banco di prova che Linda supera meravigliosamente dimostrando di essere una cantante degna di stare al fianco del marito in questo percorso artistico che durerà per 10 intensi anni di vita coniugale. In “The Little Beggar Girl” ti aspetti possa comparire da un momento all’altro un irriverente folletto delle favole inglesi che al suono della sua concertina (sempre Kirkpatrick) sia in grado di condurti nel suo bosco incantato. Ma la favola volge verso il termine e la rattristata nenia “ The End Of The Rainbow” ci avvolge con una spettrale sconsolatezza di quelle che ti fanno sperare che il brano non abbia mai fine e qui Thompson cantante dimostra tutte le sue potenzialità. Una sconsolatezza che non poteva aver miglior seguito che con la conclusiva “The Great Valerio”, dove la sola voce di Linda e le note dell’acustica di Richard ci regalano un momento tra i più tristi e toccanti della storia della musica. Una piccola gemma che ti fa ringraziare il cielo che la musica esista e che la si possa amare così intensamente, come parte fondamentale della nostra vita. Le note scemano, il disco finisce e noi restiamo qui ad analizzare la nostra esistenza. Grazie Richard & Linda Thompson.

[Antonio Boschi]


Richard And Linda Thompson– I Want To See The Bright Lights Tonight (1974)

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