Skaggs & Rice, foto Antonio Boschi, WIT Grafica & ComunicazioneQuando sei un fuoriclasse dello strumento, in uno dei periodi di massima celebrità come tra la fine dei ’70 e i primi ’80 (ma non necessariamente di massima qualità, sia chiaro) e metti in commercio un album come questo “Skaggs & Rice” vuol dire solo una cosa: sei un grande. Questo è quanto emerge dalle 10 tracce di questo LP uscito per l’etichetta Sugar Hill (SH-3711), label di Durham nel North Carolina fondata da Barry Poss e David Freeman già proprietario delle più celebri (e titolate) County e Rebel Records. Ricky Scaggs (mandolino e voce) e Tony Rice (chitarra e voce) sono amici di vecchia data, già dai tempi della loro appartenenza nei New South del banjoista J. D. Crowe, e con questo disco compiono un vero salto indietro nel tempo lasciando solo per un momento (purtroppo) sonorità troppo jazzate o commerciali (si deve pur mangiare, direte) a favore di un coinvolgente recupero delle tradizioni Old-Time degli Appalachi quando erano i duetti (quasi sempre famigliari) la vera colonna sonora in quelle impervie località montane. Inizialmente erano fiddle e banjo che formavano le prime String Band sul finire del XIX Secolo, abbinamento che ebbe la grande capacità di saldare tra loro due culture tra le più emarginate di tutti gli USA, quella di origine europea in completo eremitaggio sugli Appalachi e quella afro-americana che dalle terre più a Sud giunse in questi anfratti montuosi dove nessuno aveva desiderio di recarsi. È paradossale pensare che nel posto più improbo e improbabile di tutta l’America abbia germogliato quella che sarà la musica del futuro. Le String Band erano formate unicamente da strumenti a corde e, ben presto, anche la chitarra e il mandolino divennero strumenti fondamentali per questo genere di musica che si trasformerà in Bluegrass grazie al mandolinista Bill Monroe. Le canzoni contenute in questo disco e, soprattutto, l’atteggiamento esecutivo dei due ci riporta in quegli anni ’20 e ’30 dove questo suono era una grande novità e l’avvento della radio ebbe la grande importanza di portarla nelle case di tutti. Un suono pulito, veloce che univa la tradizione domestica al gospel bianco, dove la classica ballata si trasformava diventando un vero fenomeno di massa, con le voci grandi protagoniste come possiamo (fortunatamente) riscoprire dalle tante preziose tracce registrate “on field” agli inizi o con l’ingresso della musica rurale nell’industria discografica avvenuta dopo la fine del primo Conflitto Mondiale. Skaggs & Rice ci riportano in quegli anni, lasciando da parte eccessivi virtuosismi e concentrandosi sulla vera essenza di questa musica. Così possiamo godere di brani come “Bury Me Beneath The Weeping Willow”, una ballata in perfetto stile Carter Family o il gospel bianco di Bill Monroe che possiamo godere in “Mansions For Me”. I due amici oltre a suonare divinamente sono degli eccellenti cantanti, cosa che fa elevare ulteriormente la qualità di questo loro album. “There’s More Pretty Girls That One” è ancora una grande ballata con la Martin di Rice (la famosa D28 appartenuta a Clarence White) che regala perle di cristallina bravura. Dal repertorio di Albert Price Skaggs & Rice ci regalano una toccante “Memories Of Mother And Dad” che precede “Where The Soul Of Man Never Dies”, inno religioso che si porta via la prima facciata. Nuovamente un gospel, questa volta a cappella, apre la seconda facciata. “Talk About Suffering Here Below” è una lezione di canto a due voci su un brano tradizionale anche nel repertorio di Doc Watson. La seguente “Will The Roses Bloom” è un bellissimo brano di Skaggs che ci accompagna a “Tennessee Blues” un classico strumentale di Bill Monroe dove i due compagni di questo viaggio back in the time ci deliziano coi loro strumenti. Charlie Monroe era il fratello maggiore di Bill e i due per parecchio tempo condivisero la passione per la musica nella piccola Rosine, nel Kentucky, fino a raggiungere la fama grazie anche alle loro bellissime voci, col maggiore ad eseguire la melodia principale mentre Bill ne sovrapponeva una tenorile. Dal loro repertorio eccoci tuffati in “The Old Crossroads”, altro gospel tipicamente bianco che ci accompagna alla conclusiva “Have You Someone In Heaven Awaiting”, composizione di altri due celebri fratelli, Carter e Ralph Stanley che meglio non potevano darci l’arrivederci. Un disco, questo Skaggs & Rice, molto importante per chi ama o per chi, ancora meglio, voglia avvicinarsi ai natali della musica popolare bianca degli USA. Un disco che a quasi quaranta anni di distanza è ancora fresco come se ne avesse cento.

[Antonio Boschi]


Ricky Skaggs & Tony Rice – Skaggs & Rice (1980)
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