Nel 1972 Stephen Stills era in un momento di grandissima forma che, purtroppo, non raggiungerà più in tutta la sua carriera. Dopo l’esperienza coi Buffalo Springfield – ancora oggi una delle band fondamentali nella trasformazione del rock – la partecipazione alla Supersession con Al Kooper e Mike Bloomfield e, soprattutto, l’unione delle forze con David Crosby, Graham Nash e l’amico Neil Young ecco il nostro texano proporre un nuovo progetto assieme all’ex bassista dei Byrds Chris Hillman che prese il nome da una delle sedi principali di una epica battaglia della Guerra di Secessione: Manassas. Seguendo la strada tracciata da The Band il suono di Stills & Co. si impreziosisce e si apre strizzando l’occhio al bluegrass, al blues, al jazz con alcune colorazioni latineggianti (da sempre care a Stills) e grazie al supporto di amici di vecchia data – come la sezione ritmica di CSN&Y formata dal batterista Dallas Taylor e dal bassista Calvin “Fuzzy” Samuel, ai quali si aggiungono alla pedal steel (e seconda chitarra) Al Perkins, proveniente dai Flying Burrito Brothers, il tastierista Paul Harris e il percussionista Joe Lala – confezionando un doppio album (Atlantic 60 021) di particolare bellezza ed intelligenza che si suddivide in quattro differenti tematiche, una per facciata. “The Raven”, la prima riprende il sound dei sixties, nella seconda, “The Wilderness” prevale un sound che vira verso il country-bluegrass, trasformandosi in folk-rock nella terza “Consider” per arrivare all’ultima facciata, quella rock-blues con grandi improvvisazioni denominata “Rock and Roll is here to stay” che verrà ripresa da Young nel testo della sua celebre “Rust Never Sleeps”. A chiudere l’album, registrato ai celebri Criteria Sound Studio di Miami (Florida), chicca assoluta, un omaggio in perfetta solitudine che Stills fa a due icone della musica, da poco scomparse: Jimi Hendrix e Duane Allman, ai quali dedica una meravigliosa “Blues Man”.

Gran bel disco, peccato solo che il seguito “Down The Road” dell’anno successivo sia risultato deludente.


Stephen Stills – Manassas (1972)
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