The Allman Brothers Band: Brothers and Sisters, photo Antonio Boschi, WIT Grafica & Comunicazione

Brothers And Sisters” è stato – ed è ancora – un album fondamentale per tutta la musica americana, logicamente ancor più per quella del Sud degli States. Un album che ha lanciato e consacrato definitivamente un suono, arrivando ad influenzare la quasi totalità delle nuove band definite di rock sudista che in quegli anni si stavano formando o, comunque, che contribuì a modificarne il suono. Uscito originariamente nell’agosto del 1973 è il quinto della band orfana di Duane Allman, indubbiamente uno dei chitarristi più importanti della storia della musica americana, che durante le registrazioni perdeva un’altra pedina fondamentale come il bassista Berry Oakley, perito anch’esso in un incidente motociclistico a poca distanza dal luogo fatale ad Allman, in quel di Macon, Georgia. Un uno due pugilistico che avrebbe messo al tappeto persino Muhammad Ali ma che, invece, concesse al sestetto di mettere su vinile – sotto l’attenta guida di Johnny Sandlin – 7 tracce di rara bellezza che confermavano, se ce ne fosse bisogno, l’enorme statura e coesione del gruppo ma capace, allo stesso tempo, di deviare il percorso intrapreso sotto la guida di Duane e di avvicinarsi maggiormente al country, come aveva fatto, comunque, anche l’altra jam band per eccellenza: i Grateful Dead. Ma all’interno dei nuovi brani rimane la forza e il sapore “Deep South”, caratteristica della band che trova in Gregg Allman e in Dickey Betts i nuovi leader e menti compositive.
Il cofanetto – ennesimo prodotto di alta qualità uscito dalle sapienti mani di Bill Levenson – si presenta con una confezione di grande eleganza, con un bellissimo libretto di note e curiosità e, soprattutto, tante ore di grande musica. Il primo CD ripropone il disco originale, rimasterizzato, ma senza – ovviamente – nessuna aggiunta, mossa intelligente poiché mantiene intatta la scelta iniziale del progetto del disco. Il secondo CD, invece, ci regala 9 tra rehearsals, jam e outtakes inedite, manna per gli appassionati della band sudista. Ma il colpo forte è il restante del cofanetto, equamente suddiviso sui CD 3 e 4, con l’intero concerto al Winterland di San Francisco del 26 settembre 1973. Un grandissimo concerto, degno del nome della band. Dopo l’introduzione di Bill Graham (personaggio al quale dovremmo come minimo dedicare un monumento) parte a razzo la musica con la slide di Betts nell’iniziale “Wasted Words”, che apriva il disco ufficiale. Al posto di Duane è stato scelto Chuck Leavell, un giovane pianista (oggi nei Rolling Stones) lasciando nelle mani di Dickey Betts il peso delle parti chitarristiche. Ovviamente il suono cambia, la genialità e la bravura di Duane Allman non sono replicabili, ma il risultato è di altissimo livello, a conferma che l’intera band aveva ritrovato il suo equilibrio con una marcia in più rispetto a tante altre del periodo. Il compianto Berry Oakley è stato sostituito dal preciso Lamar Williams al basso e la sezione ritmica composta da Jaimoe e Butch Trucks è, e rimane, una delle migliori della musica moderna. Poi c’è Gregg Allman che con la sua voce, il suo Hammond B3, ci regala momenti impareggiabili. E’ seppur vero che la band si stava autodistruggendo, tra droghe e conflitti interni, ma tra le note di questo live si sente forte l’influenza di Duane che, come disse Butch Trucks, «trasmise quel fuoco e quella fiducia in tutti noi. Dopo che se ne fu andato, furono quelle le cose che rimasero, che ci mantennero vitali e forti. Insomma, fu come se avesse dato inizio a una nuova religione e avesse lasciato noi come suoi apostoli». Un disco da avere per ascoltare le hits come “Ramblin’ Man”, “Come and Go Blues”, “Southbound” e “Jessica” assieme ai classici brani che hanno reso immortale gli Allman Brothers. Ascoltare “Stormy Monday”, “In Memory of Elizabeth Reed”, “Statesboro Blues”, “You Don’t Love Me” (che racchiude una bellissima versione di “Amazing Grace”), “Blue Sky” e la conclusiva “Whipping Post” non può che rappacificarci con la vita, anche solo per ritornare con l’immaginazione a quando eravamo giovani e la musica era tutto per noi. Esaltati dall’ascolto di questo live, chiuso con la bellissima versione di “Whipping Post”, consiglio anche a voi l’esperimento di riascoltare la versione della stessa canzone apparsa su “Live at Fillmore East” Ecco, ancora di più confermo che per me Duane Allman è stato il miglior chitarrista del rock. Ma questo è un altro capitolo.

[Antonio Boschi]


The Allman Brothers Band – Brothers And Sisters | Super Deluxe Edition (2013)

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