Dici Rock e scrivi The Who. Considero la band londinese l’emblema più rappresentativo per questo termine e Who Next l’album rock per antonomasia. Solo la copertina dell’album, uscito nell’estate 1971, è il perfetto ritratto di un movimento in continua evoluzione e testimone di un periodo di grazia per Pete Townshend & Co. che arriva dopo la pubblicazione dell’opera rock Tommy (1969), la sublime esibizione a Woodstock dello stesso anno, Live At Leeds (1970) seguito dall’altra grandiosa opera, Quadrophenia (1973 – Track Records 2644), di enorme maturità compositiva, nonostante non abbia ottenuto totalmente il meritato riconoscimento. Album doppio con una bellissima grafica e libretto centrale correlato di testi e bellissime fotografie, si stacca dal precedente Tommy dove il protagonista – sempre in un contesto di disagio giovanile – trova, tra mille difficoltà, la consapevolezza di sé, mentre in questo manifesto mod è la schizofrenia che si impossessa del giovane Jimmy Cooper portandolo all’autodistruzione. Musicalmente emerge sempre più la bravura dei 4 componenti della band dove la mente Townshend, oltre a creare la trama dell’opera, dimostra la sua maestria alla chitarra, rammentando a tutti che il groove è spesso più importante della tecnica. Assieme a Keith Richards è dalla Gibson SG di costui che sono usciti alcuni dei più bei riff della storia del rock. La fortuna di Townshend, vero e proprio animale da palco che si cimenta anche con synth, piano e alla voce (che personalmente trovo meravigliosa e perfetta in abbinamento a Daltrey), è anche quella di avere alle spalle una vera e propria macchina da guerra, con la furente batteria di Keith Moon e l’equilibrio ritmico del basso di John Enrwistle che possono vantare pochissimi rivali in fatto di groove e tecnica e Roger Daltrey che alla voce sa regalare pathos ineguagliabile. Con tutto questo materiale umano nel pieno della maturità artistica e giovanile non poteva che scaturirne un capolavoro, composto da brani che confluiscono l’uno nell’altro, creando il canovaccio per un introspettivo racconto capace di stregare l’ascoltatore che si sente, inevitabilmente, il protagonista di questa storia. “The Real Me”, “Cut My Hair” “The Punk And The Godfather”, “I’m One” “5:15”, “Love Reign O’er Me” sono perle che non potranno mai perdere la brillantezza che gli Who gli hanno regalato.

Nel 1979 – come accadde per Tommy – uscì l’omonimo film, diretto da Franc Roddam e prodotto anche dalla band, che ripercorre in modo abbastanza reale la storia, regalandoci un bello spaccato dell’Inghilterra di metà anni ’60, tra amori, droghe, scontro tra band giovanili (i mods con le Lambrette e le Vespe e i rockers che viaggiavano con giubbotti di pelle e a cavallo di Triumph e Norton).


The Who – Quadrophenia (1971)
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