Un giorno – nell’ormai lontano 1965 – Clarence White (1944-1973) decise di separarsi dalla sua famosissima chitarra Martin D28 Herringbone del 1935 impegnandola con un tale Joe Miller ottenendo i soldi necessari per sposarsi ed acquistare una Fender Telecaster, strumento adatto per poter continuare il mestiere di musicista sessionman in quella California dove viveva. La celebre chitarra – uscita dalla casa di Nazareth, Pennsylvania col numero di serie 58957 – subì alcune modifiche, tipo l’allargamento della buca – e divenne, dopo la morte di White nel 1973, oggetto di forsennata ricerca da parte di Tony Rice che, due anni dopo, riuscì rocambolescamente a rintracciare Miller e ad acquistare la chitarra per la somma di $ 550. Nel frattempo David Antony Rice si era imposto, pur giovanissimo, all’attenzione del mondo bluegrass come membro del celebre gruppo J.D. Crowe & The New South assieme al banjoista band leader, Ricky Skaggs al mandolino, Jerry Douglas al dobro e Bobby Slone al contrabbasso. Questo supergruppo aveva dato una non piccola scossa al mondo della musica di origine appalachiana con quel mix di tradizione e suono progressivo che stava iniziando a prendere piede. Il chitarrista e cantante di Danville, Virginia, maturò parecchio alla corte di Crowe assimilando tecniche chitarristiche dal jazz, influenzato soprattutto da George Benson e Djando Reinhardt ma, anche, Coltrane e McCoy Tyner, come dal blues di Blind Lemon Jefferson e Lonnie Johnson oltre ovviamente ai miti della chitarra flarpicking come lo stesso Clarence White, Norman Blake e Doc Watson. Dopo l’esperienza coi New South si unì al DavidGrismanQuintet, contribuendo a far nascere la Dawg Music, ed iniziò una parallela carriera solista debuttando nel 1973 col primo album intitolato “Guitar” seguito, due anni dopo, dal celebre “California Autumn” entrambi per la #RebelRecords. Dopo l’esperienza con l’etichetta di Charlottesville avvenne quasi naturale il passaggio alla Rounder Records con la quale incidevano i New South. Nel 1977 fu la volta di “Tony Rice” seguito da “Acoustics” e “Manzanita” (1979) più una serie di altri lavori tra cui tutti i volumi della Bluegrass Album Band (gira e rigira sempre i New South) fino ad arrivare, e siamo nel 1983, a questo “Church Street Blues” per la label di Durham, North Carolina, Sugar Hill Records. In questo interessantissimo album Rice si presenta da solo supportato, in soli 4 brani dal fratello Wyatt alla chitarra ritmica, ed è una splendida raccolta di ballate altrui che possono gioire dell’interpretazione di questo artista, preciso, meticoloso e particolarmente ispirato. Non è un album di bluegrass, piuttosto l’album di un folk singer dalla bella voce e dalla magica chitarra che sa un po’ di White, di Blake e di Watson. Un suono mai fuori dalle righe, mai una nota di troppo nonostante ce ne siano veramente tante, una perfetta amalgama che ci fa capire immediatamente dall’attacco di “Church Street Blues” – brano di Blake – che ci troviamo di fronte ad un quasi capolavoro. La conferma l’abbiamo immediatamente dalla seguente “Cattle In The Cane” un traditional dove i fratelli Rice creano un magnifico tappeto sonoro con le loro chitarre. La magnifica “Street Of London” dal repertorio di Ralph McTell è una delle massime vette di questo disco e non le è da meno l’omaggio al Dylan di “One More Night” che assume, qui, una veste quasi irlandese. “The Gold Rush” arriva dal grande Bill Monroe e qui emerge il bluesgrass style di cui Rice è un magnifico interprete. Il Blues di Jimmy Rodgers “Any Old Time” regala brillantezza mentre la seconda re-interpretazione di Norman Blake con “Orphan Annie” riporta al clima un tantino melanconico di tutto questo disco, confermato dallo stupendo traditional “House Carpenter”. Ancora il padre del bluegrass (Monroe) con la sua “Jerusalem Ridge” nuovamente con Wyatt alla ritmica che ci introduce alla celebre “Last Thing On My Mind” di Tom Paxton. La veloce “Pride Of Man” ci arriva dal repertorio dell’inglese Hamilton Camp che precede la conclusiva, stupenda “Wreck Of The Edmund Firzgerald” di Gordon Lightfoot, artista particolarmente amato da Tony Rice che interpreterà spesso brani del bravo cantautore canadese e al quale dedicherà anche un intero album nel 1996. Il brano, che narra dell’affondamento del piroscafo Edmund Fitzgerald avvenuto nel Lago Superiore il 10 novembre 1975 provocando la morte di tutti i 29 membri dell’equipaggio, chiude magistralmente questo long-playing che merita grandissima attenzione poiché siamo al cospetto di uno dei più grandi chitarristi acustici del panorama folk statunitense. Segnatevi il nome se non lo conoscete.

[Antonio Boschi]


 

Tony Rice – Church Street Blues (1983)

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