Come prendere due piccioni come una fava. Ecco cosa accade quando sul nostro giradischi mettiamo il bellissimo “Irish Heartbeat” a nome VanMorrison & The Chieftains, impegnati in un a dir poco inusuale collaborazione dettata dall’amore profondo per la Terra madre. Se dello scontroso irlandese conosciamo tutti le immense doti come cantante, la band di Dublino la possiamo considerare una delle principali interpreti folk dell’isola di smeraldo. Personalmente ritengo un tantino superiori a loro i Boys Of The Lough – vuoi per la presenza del violinista delle isole Shetland Aly Bain e (ma solo per un breve periodo) dello scozzese Dick Gaughan – se visti in una chiave di testimoni della pura tradizione, ma è innegabile che il ruolo della formazione capitanata dall’istrionico Paddy Moloney abbia dalla sua la capacità e l’intelligenza di portare oltre confine un suono che, nel passato, fu capace di contaminare molta della musica popolare statunitense oltre che quella britannica. Sul finire degli anni ’80 nacque, pare negli studi della BBC inglese, questo progetto che può essere visto da parte di Morrison come un vero e proprio richiamo alle proprie origini dopo il perdurare dei soggiorni in terra straniera della rock star nordirlandese. Fu proprio a Belfast, grazie soprattutto al padre collezionista di album di jazz e blues, che il giovane George Ivan “Van” Morrison si avvicinò alla musica nera formando prima i Them per poi passare alla fortunata carriera solista, ma le sonorità tradizionali erano, comunque, parte del suo background culturale che emergono, magari nascoste, anche tra le pieghe più nere delle sue celebri composizioni. Si dice che sia impossibile dimenticare l’Irlanda e con questo album possiamo affermare che si tratti di una grande verità e “Irish Heartbeat” è stato capace di influenzare giovani musicisti di diverse estrazioni musicali avvicinandoli alla musica tradizionale e roots. Un disco che ti entra pian piano, capace di regalare piccoli gioielli incastonati tra le ballads, i reels e le gighe che hanno reso celebre la musica di questa piccola, meravigliosa isola. L’iniziale “Star Of The Country Down” è un tradizionale dove la voce di Van “The Man” viene raddoppiata da quella di Kevin Conneff mentre tiene il tempo col suo Bodhrán, il tradizionale tamburo utilizzato nella musica irlandese. Il secondo brano, che da il titolo all’album, viene dal repertorio di Morrison, già apparso su “Inarticulate Speech Of The Heart” del 1983 e che in questa versione vede alla seconda voce #JuneBoyce. Splendida “Tá Mo Chleamhnas Déanta”, danza gaelica col testo che si divide tra l’antica lingua irlandese (Conneff) e l’inglese (Morrison) ai quali si aggiunge la folk singer Mary Black ad impreziosire il canto, mentre Derek Bell (1935-2002) e soci ricamano una sognante melodia. “Raglan Road” – altro traditional – è uno dei massimi punti di questo disco, con Morrison che regala vere e proprie lezioni di canto. La band gira che è una meraviglia coi violini di Seán Keane e di Martin Fay che guidano il flauto di Matt Molloy e la Uileann Pipes di Moloney e l’arpa di Bell. “She Moved Through The Fair” che chiude il lato A è un altro piccolo gioiello, tanto che la band lo riproporrà nel loro “The Long Black Veil” aiutati, in quell’occasione, da Sineád O’Connor (altro disco consigliatissimo). Girato il vinile la puntina va immediatamente a cercare le prime note dell’allegra “I’ll Tell Me Ma” che più irlandese di così non si può. L’arpa di Bell ci introduce nella struggente “Carrickfergus” e anche qui Van si supera e, ancora dal suo repertorio – questa volta dall’album “Beautiful Vision” (1982) – ecco “Celtic Ray” che oserei definire meglio dell’originale. Inesorabile la puntina cerca di raggiungere il centro ma ci permette di ascoltare ancora i due traditional rimanenti, cioè “My Lagan Love” in tutta la sua magnifica tristezza resa magica dal suono dei Chieftains, perfetti per permettere a Morrison di regalarci una maestosa interpretazione. Con la conclusiva “Marie’s Wedding” andiamo a nozze e l’allegra ballata coinvolge un po’ tutti invitandoci a cantare assieme alle brave Black, Boyce e Maura O’Connell. Il disco, registrato presso i Windmill Lane Studios di Dublino sotto la produzione di Moloney e Morrison tra il settembre del 1987 e i primi giorni dell’anno seguente, è stato messo in commercio per l’etichetta Mercury (834496-1) e rimane, nonostante gli anni, una gran bella testimonianza di questa felice unione tra 2 fondamentali rappresentanti delle 2 Irlande.

[Antonio Boschi]


Van Morrison & The Chieftains – Irish Heartbeat (1988)

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