Anthology Of American Folk Music (foto Antonio Boschi, WIT Grafica & Comunicazione)Con questo “Anthology Of American Folk Music” – edito dal collezionista e antropologo Harry Smith grazie alla Folkways – siamo al cospetto di una sorta di bibbia della musica tradizionale statunitense, qualcosa che – come la bibbia, anzi molto più che la bibbia – dovrebbe essere nella casa di tutti gli appassionati di musica, per capire – una volta per tutte –dove tutto ebbe inizio, come un “vecchio testamento” di imprescindibile importanza. Ovvio che non ci troviamo di fronte ad un prodotto facile, da ascoltare durante un viaggio in auto o mentre si stanno compiendo attività nelle quali la musica è semplicemente un riempitivo uditivo. Qui è necessaria, anzi d’obbligo, una certa attenzione nonché reverenza per un prodotto di importanza capitale. Harry Everett Smith (1923-1991) è stato una figura molto importante nella scena newyorkese soprattutto del Greenwich Village, centro nevralgico per la Beat Generation. Nativo di Portland, nell’Oregon, ha trascorso buona parte dell’infanzia nello Stato di Washington dove – anche grazie ai genitori – ha iniziato ad appassionarsi, tra le tante cose, alla musica popolare diventando un avido collezionista di vecchi 78 giri. Ad un certo punto nella fervida mente dell’artista e etnomusicologo Smith nacque la grandiosa idea di raccogliere buona parte del materiale in suo possesso e racchiuderlo in un cofanetto per una più capillare diffusione. Il materiale comprendeva registrazioni, spesso “on field” o comunque in improvvisati studi di registrazione, del periodo definito da taluni d’oro compreso tra il 1927 e il 1932 destinato ad un pubblico locale o, comunque, all’interno dello Stato. La Grande Depressione creò, per ovvi motivi, il quasi totale collasso delle vendite con il rischio che tutto questo venisse perduto. Era un patrimonio di importanza enorme, che aveva influenzato musicisti del periodo e che, nella testa di Smith, avrebbe potuto e dovuto fare altrettanto nel futuro, perciò in accordo con la Folkways, etichetta di proprietà di Moses Asch e Marian Distler che la fondarono nel 1948, si decise di dare alla luce un monumentale lavoro suddiviso in 6 LP con quanto ritenuto di maggiore importanza a coprire il più possibile il vastissimo patrimonio culturale-musicale americano e che venne pubblicato nel 1952. Grazie a questa opera gran parte delle persone ebbero la possibilità di ascoltare – in uno dei periodi di boom economico dove l’acquisto di materiale fonografico viveva momenti assai felici – musiche e musicisti assolutamente sconosciuti influenzando, in modo determinante, quegli interpreti che diverranno l’ossatura della nascente musica popolare e – in seguito – rock. Tra le 84 tracce possiamo ascoltare brani di artisti noti della musica sia bianca che nera, quali Carter Family, Furry Lewis, Charley Patton, Henry Thomas, Blind Willie Johnson, Sleepy John Estes, Mississippi John Hurt, Uncle Dave Macon, magari meno noti ma di fondamentale importanza come Clarence Ashley, Dock Boggs, Yank Rachell, Charlie Poole e via via tantissimi altri che saranno tra i principali influenzatori dei vari Woody Guthrie, Pete Seeger, Chisco Houston, Ramblin’ Jack Elliot prima e Bob Dylan, New Lost City Ramblers, John Fahey, Dave Van Ronk via discorrendo, fino ad arrivare ai giorni nostri. Il Progetto è suddiviso in tre parti, definite da altrettanti colori che vedono la prima sezione (verde) dedicata alle Ballads, il volume due (rosso) alla Social Music mentre il blue del terzo volume identifica le Songs. Ogni volume era rappresentato da 2 LP (nella riedizione del 1997 il tutto si trasformò a 3 doppi CD) con un bellissimo libro con tutte le note, brano per brano, direttamente curate dallo stesso Smith, al tempo fondamentali per poter capire e ricercare nuovo materiale. Nella versione in mio possesso, ovvero quella del ’97, quindi in CD, si aggiunge un elegante ulteriore libro con bellissime fotografie dell’epoca, note supplementari su ogni brano, curate da Jeff Place, oltre a quelle del critico musicale Greil Marcus, di John Fahey, John Cohen, Elvis Costello, Peter Stampfel, Jon Pankake, Luis Kemnitzer, Luc Sante, Moses Asch, Neil V. Rosemberg, Dave Van Ronk che ritenevano questa antologia di importanza fondamentale nelle loro carriere di musicisti, scrittori e studiosi. Banjo, violino e chitarre protagonisti assoluti assieme alle voci che hanno permesso la costruzione di una delle più belle storie che l’America abbia mai potuto scrivere, una storia che sarebbe potuta andar perduta ma – grazie a persone come Harry Smith – è arrivata ai giorni nostri evolvendosi. Old-Time Music, Blues, Cajun, Cowboy Songs, Fiddle Tunes, Gospel, Jug Band Music, Choral Music, tutto quello che è l’ossatura del moderno rock’roll è racchiuso in queste tracce. Adesso tocca a noi, uomini del XXI Secolo e della tecnologia, far sì che tutto questo non sia stato un vano sforzo di pochi eletti. Nel 2000 uscì quello che venne chiamato Volume 4 che racchiudeva Labor Song (ed era indicato dal colore giallo) in un periodo che andava fino al 1940. Un progetto che Smith a suo tempo non terminò e che vide la luce ben 9 anni dopo la sua morte.

[Antonio Boschi]


VV. AA. – Anthology Of American Folk Music (1952)

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