Jesse James was a lad that killed many a man,
He robbed the Glendale train,
He stole from the rich and he gave to the poor,
He’d a hand and a heart and a brain

Così inizia la celebre ballad dedicata ad uno dei fuorilegge più mitizzati della storia degli Stati Uniti, incisa per la prima volta da Bentley Ball nel 1919 come Cowboy Song per la Columbia Graphophone Company e venduta ad 85 centesimi.

Jesse Woodson James (1847-1882), diciamolo subito, non era certamente uno stinco di santo, ma se consideriamo il contesto nel quale lui, la sua famiglia e un gruppo di amici vissero possiamo capire come il passo da temibile fuorilegge a “Robin Hood d’oltre Oceano” sia breve.

Jesse James 1936 di Thomas Hart Benton
“Jesse James 1936” una delle tavole di Thomas Hart Benton dedicate al celebre fuorilegge

Nato il 5 settembre del 1847, nella Contea di Clay (Missouri), era il figlio maschio più giovane del pastore battista Robert Sallee James (1818-1850) e di Zerelda Elizabeth Cole (1825-1911), donna dal grande carattere, e fratello minore di Alexander Franklin “Frank” (1943-1915) – che, assieme a lui, diventerà personaggio chiave di tante avventure – e maggiore della sorella Susan Lavenia.

Era quello il periodo in cui l’America era scossa, per non dire devastata, dalla Guerra di Secessione (1861-1865), dove i due fratelli iniziarono a sperimentare il potere delle armi da fuoco. Fu quella una guerra particolarmente cruenta, soprattutto in quei territori dove l’appartenenza alla causa confederata va vista con occhio più distaccato, cercando di capire – ove possibile – le logiche comportamentali dei fratelli James e di tanti altri, prodotto di una guerra ben più grande di loro e spesso fraticida. Frank si unì alla banda di William Clarke Quantrill (1837-1865), uno dei più temuti guerriglieri che, in nome della Confederazione, provocò odio e riprovazione anche da parte di molti sudisti, che non tolleravano il massacro di civili e la distruzione delle proprietà da parte dei Bushwhacker e che ebbero come culmine massimo il massacro di Lawrence, nel vicino Kansas dove, nell’agosto del 1863, vennero uccisi 150 tra uomini e ragazzi.

In precedenza Zerelda, rimasta vedova, si risposò nel 1855, dopo un secondo fallimentare matrimonio, per la terza volta con Reuben Samuel (1829-1908) che venne catturato da simpatizzanti dell’Unione che lo appesero per il collo ad un albero per estorcergli informazioni su dove si trovasse Frank che lui non aveva. Fu lasciato penzolare, senza ucciderlo, sotto gli occhi del giovane Jesse che, da quel momento, giurò vendetta agli Yankee, arrivando ad unirsi al fratello nella banda di Quantrill nel 1864. Questa frequentazione, così come quella con “Bloody Bill” Anderson (1840-1864) – un altro tra i più temuti “ranger partigiani” – costò ai due fratelli la negazione dell’amnistia, dopo che il Generale Robert Edward Lee (1807-1870) firmò la fine della Dixieland.

Le condizioni politiche, economiche e sociali del Missouri, alla fine del conflitto, erano drammatiche e la popolazione divisa in tre opposte fazioni: Unionisti, Segregazionisti e Secessionisti. Questa situazione contribuì a continui scontri tra le parti ed in uno di questi, pare, Jesse rimase ferito al petto e venne curato, nella pensione di proprietà di uno zio ad Harlem, Missouri, dalla cugina Zerelda “Zee” Mimms (1845-1900). Nonostante il forte legame di parentela – la madre della ragazza era la sorella di Robert James – tra i due iniziò un lungo corteggiamento e, dopo nove anni, il 24 aprile 1874 i due convogliarono a nozze ed ebbero 3 figli.

Non è ancora ben chiaro se il 13 febbraio 1866 Jesse fece parte della spedizione guidata da Archie Clement (1846-1866), ex guerrigliero confederato che fu il superiore di Jesse, che assaltò la Clay County Saving Bank o se era ancora in convalescenza sotto le cure della futura moglie. Sicuramente anche questa rapina gli verrà accreditata successivamente, in virtù della fama conquistata dopo una serie di rapine e assalti ai treni che pose all’attenzione – prima locale e successivamente nazionale – la banda dei fratelli James, in una carriera contro gli Yankee e le loro principali fonti economiche che durò almeno una quindicina di anni, assicurando a James – sempre più leader indiscusso – la fama di moderno Robin Hood, che rubava ai ricchi per donare ai poveri.

Se è certo che tutti i colpi della banda vennero rivolti – logicamente – dove c’era ricchezza, non è assolutamente provato che il maltolto venisse redistribuito tra i più abbienti. Ma il solo fatto che gli obiettivi degli attacchi fossero diretti contro coloro (banche e ferrovie) che estorcevano con la frode la terra ai proprietari venne accolto con grande approvazione da quella parte di popolazione che voleva screditare le società che finanziavano la costruzione della rete ferroviaria. Iniziò così una lunga escalation di crimini tanto che il Governatore Thomas Clement Fletcher (1827-1899) ordinò di reprimere la compagnia, ma i superstiti della stessa intensificarono le rappresaglie contro banche e treni, arrivando ad unire le forze con Thomas Coleman “Cole” Younger (1844-1916) e i suoi fratelli Jim, John e Bob, ai quali si aggiunsero, nel tempo, altri ex confederati.

Si dovettero contare, purtroppo, anche fatti di sangue – cosa ben lontana dal mito di Robin Hood – come il 23 maggio 1867 quando, durante la rapina ad una banca di Richmond (Missouri) rimasero uccisi il sindaco e altre due persone, oppure il 7 dicembre 1869 quando Jesse freddò erroneamente il cassiere scambiato per colui che uccise “Bloody Bill” Anderson. Ovviamente venne messa una cospicua taglia sulla testa di questi fuorilegge che nel frattempo ebbero modo di incontrare il Maggiore John Newman Edwards (1839-1889) che aveva recentemente fondato il Kansas City Times, le cui pagine contribuirono non poco a creare l’immagine di eroe popolare dei fuorilegge Jesse e Frank James, definiti simboli di ex confederati che reagivano contro la corruzione e la criminalità del governo repubblicano appoggiato dai militari del Missouri.

Le banche e le compagnie ferroviarie, al limite della sopportazione, si rivolsero alla Pinkerton National Detective Agency, fondata a Chicago nel 1855 dal detective e spia scozzese Allan Pinkerton (1819-1884) per stanare ed annientare la band James-Younger, ed iniziò una vera e propria guerra tra fuorilegge, in quanto non è semplice stabilire chi lo fosse di più tra le due fazioni. Resta il fatto che il 26 febbraio 1875 gli uomini guidati da Pinkerton incendiarono la casa di Zerelda Samuel nel tentativo di far uscire i James. Una palla di carta contenente polvere da sparo e cotone acceso cadde nella cucina e quando fu gettata nel caminetto esplose uccidendo James Archie, il fratellino di nove anni di Jesse e Frank, e ferendo gravemente alla mano Zerelda che dovette, successivamente, subire l’amputazione dell’arto. La notizia, ovviamente giunse alle testate locali che accusarono l’agenzia che cercò inutilmente di difendersi, affermando che si trattasse unicamente di una bomba fumogena, ma nessuno credette a loro e, anzi, recentemente presso la Library Of Congress è stato scoperto un documento in cui Pinkerton dichiarava la volontà di “bruciare la casa”.

La banda iniziò ad ampliare il proprio raggio d’azione, ma se in Missouri poteva vantare il supporto da parte di gran parte della popolazione questo non era così altrove e, anzi, durante la rapina tentata il 7 settembre 1876 alla First National Bank di Northfield, Minnesota gli impiegati opposero resistenza durante un sanguinoso scontro a fuoco che vide partecipare anche parte dei cittadini. I due fratelli James riuscirono a fuggire, ma Bob Younger fu gravemente ferito e catturato assieme a Cole e Jim che, anch’essi feriti, rifiutarono di abbandonare il fratello. Memorabile la ricostruzione di questo fatto nel film del 1980 “The Long Riders” di Walter Hill che vede la colonna sonora curata da Ry Cooder, un capolavoro nel capolavoro. Bob morì in prigione, mentre Jim e Cole furono rilasciati sulla parola nel 1901.


Una delle più intense scene dal film “The Long Riders” di Walter Hill


Sul campo restarono parecchie vittime, da una parte e dall’altra e ai fuggitivi non restò che separarsi e i fratelli James fuggirono in Missouri, per poi trasferirsi nell’area di Nashville, Tennessee, sotto i nomi di Thomas Howard e B. J. Woodson. Frank decise di porre fine a questa vita, mentre l’irrequieto Jesse reclutò una nuova banda e tornò al crimine, tra cui a quel treno a Glendale citato nella parte iniziale della ballata a lui dedicata. Questo fu il primo di una serie di crimini avvenuti in Alabama, Mississippi e Louisiana, ma la banda non aveva certamente gli uomini duri e formati di un tempo, quindi si sciolse come neve al sole tra litigi e sparatorie interne. Era giunto il tempo di mollare, di chiudere con quella vita o, quantomeno, di ridurre drasticamente le rapine e Frank e Jesse sul finire del 1881 ritornarono in Missouri. St. Joseph, cittadina sul fiume Missouri al confine col Kansas, fu la località scelta da Jesse, non lontano da dove era nato, mentre Frank preferì andare più a Nord, in Virginia, dove si sentiva più sicuro. Della vecchia band ormai sciolta Jesse si fidava solo dei due fratelli Charles (1857-1884) e Robert (1862-1892) Ford, quindi chiese loro di trasferirsi in Missouri, anche in virtù dell’entusiasmo manifestato da Bob nel poter far parte della banda di Jesse James. Quello che Jesse non sapeva, o che forse stava iniziando a sospettare, era che proprio Bob, invece, stava agendo per conto del Governatore Thomas Theodore Crittenden (1832-1909) che aveva tra le sue principali priorità la cattura dei due celebri fratelli, sui quali pose una taglia pari a 5.000 dollari per la consegna ed altrettanti per la condanna di ciascuno di essi.

Per la giornata del 3 aprile 1882 era stata pianificata una rapina nella vicina Platte City e, fatta colazione, James e i fratelli Ford si riunirono nel salotto della casa al 1318 di Lafayette Street. Probabilmente Robert Ford ebbe il sospetto che Jesse avesse capito il tradimento ma costui, invece che affrontarli, si tolse le pistole che posò su un divano. Poi si accorse di un quadro impolverato sopra il caminetto e si mise in piedi su di una sedia per pulirlo voltando, ovviamente, la schiena ai due fratelli. “Il Codardo” Robert Ford – così verrà ribattezzato – estrasse il proprio revolver e sparò nella parte posteriore della testa al disarmato Jesse James che morì all’istante.

Jesse James morto
Il corpo privo di vita di Jesse James in una foto dell’epoca

Da quel momento la fama e il mito di Jesse James crebbero ulteriormente, tra infondate voci di sopravvivenza, di sedicenti omonimie e una sempre più ampia letteratura che ha trasformato questo controverso simbolo americano in eroe nazionale, con musei dedicati alla sua persona e alle sue gesta, festival e una serie di rappresentazioni culturali e, persino, un videogioco.

Al tempo furono i romanzi la principale forma comunicativa che vedeva le gesta dei due fratelli colpire l’immaginario dei cittadini statunitensi. Persino Oscar Wilde rimase affascinato dal Social Bandit arrivando ad acquistare i manufatti di Jesse. Vennero messe in scena anche delle rappresentazioni teatrali, in un caso con protagonisti gli stessi fratelli Ford in uno spettacolo itinerante che rievocava l’ormai celebre omicidio.

Ovviamente anche il cinema e la televisione dedicarono parecchi ritratti ai James. Sul grande schermo dall’iniziale “Jesse James under the Black Flag” e dal seguente “Jesse James as the Outlaw” – entrambi del 1921 che vedevano protagonista Jesse Edwards “Tim” James (1875-1951), primogenito di Jesse e Zerelda – si possono contare 29 pellicole dedicate a questa saga famigliare. Indubbiamente il già citato “I Cavalieri dalle lunghe ombre” e l’ultimo in ordine cronologico “L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford” sono da considerare i più belli, per le interpretazioni, per la precisione delle ambientazioni e – soprattutto – per le colonne sonore. Nel primo caso affidate a Ry Cooder da parte di Walter Hill col californiano che ci regala una sontuosa re-interpretazione delle atmosfere del tempo, mentre Andrew Dominik si affida alla collaudatissima coppia Nick Cave e Warren Ellis, capaci di creare una magistrale atmosfera ad accompagnare la magnifica fotografia di Roger Deakins che in molte scene ricorda le atmosfere dei quadri di Andrew Wyeth.


La meravigliosa scena dell’assalto al treno di Glendale dal film “L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford” di Andrew Dominik


In campo musicale la ballata che porta il nome del celebre bandito rimane una delle song con particolari interpretazioni. Nel 1924 Bascom Lamar Lunsford fu il primo dopo Bentley Ball ad inciderla, seguito nel tempo da Woody Guthrie, Pete Seeger, Sam McGee, dalla Nitty Gritty Dirt Band, Country Gentleman, The Pogues, Kingston Trio, Van Morrison, Willy DeVille, fino a Bruce Springsteen. Tanti anche i brani che parlano delle vicende di Jesse James, da segnalare, oltre al concept album “The Legend of Jesse James” anche la magnifica “The Band of Jesse James” scritta ed interpretata da Jim Ringer nell’album del 1977 “Tramps & Hawkers”.



Jesse James interpretata da Jimbo Mathus, con Luther Dickinson, Alvin “Youngblood” Hart e Justin Showah


Ovviamente anche nel mondo dell’arte pittorica troviamo svariate interpretazioni delle vicende che vedevano Jesse e Frank protagonisti, le più importanti e decisamente più intense sono tavole prodotte dal grande artista Thomas Hart Benton in preparazione del celebre murales presente all’interno del Missouri State Capitol, a Jefferson City, nella Contea di Cole in Missouri.

Non si può certamente dire che Jesse James non abbia lasciato un segno del suo passaggio su questa terra.

Jesse James, il terrore delle banche e delle ferrovie
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