Lyman Enloe – Fiddle Tune I Recall (1979) recensione di Antonio Boschi

Faceva ancora parecchio freddo quel 14 marzo del 1906 quando in una delle tipiche casette di legno – adagiata sulle dolci colline della contea di Cole, Missouri, a metà strada tra Jefferson City ed Eldon, proprio all’estremità settentrionale delle Ozark Mountains – venne alla luce un rubicondo Lyman Enloe. Ci dev’essere stata una grande festa la sera, con tanto di square dance e del buon corn whiskey per accogliere il nuovo pargolo, in quella casa dove il violino era già un protagonista grazie alle abilità di papà Elijah “Lige” Enloe che era apprezzato e ricercato in ogni angolo della regione. Era uso comune in quell’area degli Stati Uniti che si formassero delle vere e proprie band famigliari, come nel caso degli Enloe che ben presto vide il giovane Lyman affiancarsi con la sua chitarra ritmica al padre, al fratellastro maggiore Wade e allo zio “Pink”.

Il violino non era nei piani di Lyman, almeno fino all’età di 22 anni quando, costretto in casa ad accudire alla moglie malata, recuperò il vecchio fiddle che il padre aveva costruito per lui e che era rimasto appeso al muro per chissà quanti anni. Lo accordò e disse alla moglie Myrtle che avrebbe voluto imparare a suonare quello strumento. Non ci sono fonti certe sulla reazione della povera donna, già costretta a letto, ma non è detto che la guarigione non sia avvenuta in minor tempo rispetto alle previsioni.

Da allora, però, il giovanotto non smise più di suonare il violino, accantonando sempre più la chitarra e continuando a dilettarsi con la pittura, altra sua grande passione.

Fu un ferroviere della capitale, tale Tony Gillmore, la maggior influenza per il suono di Lyman che stava man mano assumendo sicurezza e personalità, grazie anche all’assiduo ascolto delle trasmissioni della radio statale WOS. Accompagnò alla chitarra Gillmore per un breve periodo, assimilando tutti i passaggi del suo nuovo maestro che poi riproduceva a casa, fino a quando non fu in grado di riproporli davanti allo stesso Gillmore, che rimase colpito dall’abilità di questo giovane ragazzo.

Nel 1930 il capitano Jack Heiny, lo speaker della trasmissione trasmessa dalla WOS, lo invitò a partecipare con un brano. Non sapendo il titolo della stessa Hainy si inventò “Back in ‘89”, che rimase tale da quel fatidico giorno.

Nel frattempo alla coppia nacquero ben 9 figli e, sul finire degli anni Quaranta, la famiglia si trasferì a Kansas City, dove il capofamiglia iniziò a lavorare come pittore (in questo caso inteso come tinteggiatore), prima alle dipendenze e, successivamente, aprendo una propria attività. Logicamente questo rallentò notevolmente l’attività concertistica di Enloe che – comunque – continuava a dilettarsi e a dilettare col suo fiddle assieme ad una nuova square dance band. Celebre fu una loro esibizione che permise a 32 serie di 4 ballerini di danzare di gran lena e contemporaneamente sulle note di questa formazione.

Nel frattempo anche molti dei figli di Enloe divennero musicisti a loro volta e il buon padre – raggiunti i 60 anni di età – decise di ridare vigore alla sua vecchia passione per la musica entrando in pianta stabile nei The Down Home Folks formazione che, dopo qualche anno, venne ribattezzata Bluegrass Association. Nel 1973 produssero con una misconosciuta etichetta locale (Cavern Custom Recordings di Indipendence, MO) un loro album che David Freeman ebbe l’occasione di ascoltare e apprezzare quale “uno dei migliori fiddle album mai pubblicati”.

Freeman non era una persona qualsiasi, ma uno storico e collezionista di popular music, colui che nel 1963 fondò a New York la celebre etichetta County, una delle principali in ambito old-time e bluegrass e che più avanti sarà l’artefice della nascita della Sugar Hill (1978) arrivando, infine, ad acquistare la storica Rebel Records all’inizio degli anni Ottanta.

Com’è facile supporre il vinile di “Fiddle Tunes I Recall” originale fu ben presto introvabile ma, fortunatamente, Freeman volle riportare le 23 tracce a disposizione del pubblico e dei tanti appassionati di fiddle music cosicché, col numero di catalogo 762 nel 1979 questo album tornò sul mercato. Pur essendo un album solo strumentale questo “Fiddle Tunes I Recall” è da ritenersi importante poiché raccoglie celebri brani (nessuna celebre hit) della tradizione popolare che, in questa occasione, abbiamo l’opportunità di ascoltare con un’ottima registrazione oltre che squisita interpretazione. Un giorno Lyman affermò: «Mi piace interpretare questi brani nel modo più diretto possibile» e la cosa è perfettamente riscontrabile nella sincerità delle 23 canzoni che compongono l’album. Su di tutti emerge il leader e il suo violino, suonato con vigore, precisione e anima che lo eleva tra i migliori in circolazione in quegli anni. Non a caso Lyman Enloe verrà premiato quale “Old Time Fiddler of the Year” del 1984 e ’85 dalla Society for the Preservation of Bluegrass Music in America.

Ad accompagnare Enloe in questa avventura discografica troviamo Jim McGreevy al banjo, John Bennett alla chitarra, Chuck Stearman, al mandolino e, infine, Don Montgomery al contrabbasso, degli compari a garanzia di un suono senza inutili virtuosismi.

Dopo non tanto, purtroppo, la moglie Myrtle si ammalò e morì e questi fatti hanno messo a tacere per alcuni anni il vecchio violino di Lyman, il quale dopo essersi trasferito a Lee’s Summit, frazione della cintura urbana di Kansas City, ha successivamente ripreso a suonare e, soprattutto, ad insegnare a musicisti più giovani, i quali hanno continuato la strada tracciata da questa famiglia giunta nel Nuovo Mondo dall’Irlanda ad inizio del XIX Secolo.

Nel 1995 Lyman Enloe venne insignito col prestigioso National Heritage Fellowship Award dal National Endowment for the Arts. Continuò con la sua passione per la pittura fino al 1998, quando la nera signora con la falce decise che era giunta l’ora di andare a suonare il violino nel regno dei morti.

[Antonio Boschi]


Lyman Enloe – Fiddle Tunes I Recall (1979)

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